Per il Tribunale non c’è nesso causale tra l’operato dell’ anestesista assolto e il decesso della donna a seguito di un intervento chirurgico

Anestesista assolto per non aver commesso il fatto. E’ quanto deciso dal Tribunale di Reggio Calabria a conclusione del procedimento che vedeva il medico imputato per omicidio colposo. L’uomo era finito a processo dopo la morte di una 44enne nell’ottobre del 2011. La donna era deceduta a seguito di un intervento chirurgico presso una clinica di Villa San Giovanni.

La paziente, secondo quanto riporta la stampa locale, si era ricoverata per sottoporsi a un’operazione di artoplastica con artoprotesi alla gamba destra. All’uscita dalla sala operatoria la situazione era degenerata ed era sopraggiunto il decesso.

Il Pubblico ministero, a pochi giorni dal fatto, aveva conferito a due periti l’incarico di effettuare una consulenza medico-legale per fare chiarezza sul caso. Gli accertamenti autoptici, istologici e tossicologici avevano escluso errori da parte dei chirurghi puntando invece i riflettori  sull’operato dell’anestesista.

Questi, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe somministrato erroneamente alla paziente un volume/dosaggio di anestetici locali superiori a quelli richiesti.

Inoltre, avrebbe prescritto la somministrazione alla paziente di farmaci inadatti post intervento, così provocando la cessazione delle funzioni cardiache e respiratorie, con conseguente decesso.

A tali ipotesi la difesa si era opposta presentando una perizia di parte in cui si parlava di conclusioni affrettate e insufficienti per un rinvio a giudizio. Il gup, tuttavia, aveva disposto di procedere con il processo.

Il magistrato ha quindi chiesto una nuova consluenza che ha confermato in parte quanto espresso dalla consulenza del PM. Ci sarebbe stato effettivamente un errore da parte dell’anestesista; tuttavia, non è stato ravvisato un nesso di causalità fra tale errore e l’evento morte.

La perizia,però, si è spinta oltre e ha stabilito come, con un alto grado di probabilità, le cause del decesso siano da attribuirsi ad un’errata somministrazione di un potente farmaco analgesico. Stante l’imminenza dei termini di prescrizione sul fronte penale, che scadono nel 2019, bisognerà ora capire se si procederà a ulteriori indagini per stabilire chi materialmente somministrò la quota errata di farmaco. Sul versante civile, invece, la strada è ancora aperta.

 

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