Una coppia egiziana ha presentato una denuncia per fare chiarezza sulle cause del decesso del loro piccolo, andato in arresto cardiocircolatorio poco dopo il parto. I genitori puntano il dito contro le manovre eseguite dal personale sanitario

E’ andato in arresto cardiocircolatorio poco dopo il parto. Nonostante i tentativi di rianimazione per il piccolo non c’è stato nulla da fare. Ora però i genitori, entrambi di origine egiziana, hanno presentato una denuncia nei confronti della struttura sanitaria milanese in cui si è consumata la tragedia. Come ipotizzato dal loro legale, infatti, le manovre eseguite per liberare il neonato sarebbero state “poco adeguate alla delicatezza del caso”.

La donna, 36enne già mamma di quattro figli, si sarebbe recata in ospedale giovedì scorso dopo aver notato delle perdite. A raccontarlo è il marito, che l’avrebbe raggiunta di li a poco presso il presidio sanitario. Dopo alcune ore la gestante sarebbe stata portata in sala parto. Secondo la versione fornita dal padre nella denuncia il bimbo avrebbe iniziato ad uscire ma dopo un po’ sarebbe rimasto “incastrato” . I medici e gli infermieri , avrebbero preso “un’attrezzatura medica tipo una ventosa per estrarlo”.

Sempre in base a quanto raccontato dall’uomo e riportato dal Corriere della Sera il piccolo sarebbe stato estratto dopo “circa dieci minuti o più”. Nel frattempo piangeva ma, una volta tirato fuori, avrebbe smesso. “Aveva la testa allungata” riferisce il papà che avrebbe anche chiesto, incassando il no dei sanitari, di potergli fare un video col telefonino. Poi il neonato sarebbe subito stato avvolto in una coperta e portato via.

La struttura sanitaria, spiega in una nota che il bimbo sarebbe andato in arresto cardiocircolatorio pochi minuti dopo essere venuto al mondo. A quel punto sarebbe stato  “tempestivamente rianimato dai professionisti esperti presenti, rianimatore e neonatologo”. Tuttavia, “nonostante le manovre svolte secondo le linee guida nazionali e internazionali, il cuore non ha ripreso a battere”.

Il caso è stato affidato all’Autorità giudiziaria che ha disposto l’autopsia sul corpicino della vittima. Dall’esame necroscopico si attendono dunque risposte sulle cause del decesso nonché su eventuali responsabilità da parte del personale sanitario.

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