Per la Cassazione, la richiesta di annullamento di un provvedimento di sequestro avente ad oggetto un bene concesso in leasing spetta a chi vanta un diritto assoluto sul bene stesso, ovvero il concedente

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3295/2018 si è pronunciata su una controversia avente ad oggetto il sequestro di un bene concesso in leasing. Nello specifico, il Giudice per le indagini preliminari di Catanzaro aveva disposto la misura in questione a valere sull’autovettura dell’amministratore unico di una società. Questi, indagato per evasione fiscale, non era il proprietario del veicolo.

Ciò nonostante, il provvedimento era stato confermato dal Tribunale, in quanto ritenuto legittimamente disposto. Secondo il collegio giudicante, infatti, non aveva ad oggetto la confisca dell’autoveicolo “ma la sola sua sottrazione alla disponibilità dell’indagato”.

L’uomo si era quindi rivolto alla Suprema Corte chiedendo l’annullamento del sequestro. Gli Ermellini, però, non hanno ritenuto di accogliere l’istanza del ricorrente. La Cassazione ha riconosciuto che “il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, non può avere ad oggetto beni che l’imputato detiene in virtù di un contratto di leasing, dovendo questi ultimi ritenersi appartenenti a terzi estranei al reato”.

Tuttavia, per i Giudici del Palazzaccio, l’utilizzatore non è legittimato a far valere tale insequestrabilità.

La medesima deve essere eccepita dal concedente. Il bene stesso, infatti, non è appartenente al destinatario del sequestro ma a un terzo soggetto. Di conseguenza, l’eventuale titolare del diritto alla restituzione del bene, in caso di revoca o annullamento del provvedimento cautelare, è il concedente. E’ quest’ultimo, per la Suprema Corte, a vantare un diritto assoluto sul bene stesso.

“Ciò posto – conclude la Cassazione – considerato che legittimato ad impugnare un provvedimento di sequestro è chi avrebbe diritto alla restituzione del bene, in una fattispecie quale la presente siffatta legittimazione compete esclusivamente al concedente”. Da qui l’inammissibilità, nel caso esaminato, del ricorso proposto dal mero utilizzatore.

 

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