Il Sindacato Medici Italiani non condivide le soluzioni proposte per fare fronte alla carenza di organici ricorrendo a medici non specialisti o a camici bianchi in pensione

“In Italia ci sono ospedali che non riescono a trovare medici per coprire alcuni settori, soprattutto pronto soccorso e chirurgie. Sono anni che le organizzazioni sindacali e le rappresentanze istituzionali della professione lanciano l’allarme”. Così il segretario Generale dello SMI (Sindacato Medici Italiani), Pina Onotri sulla carenza di organici nelle strutture sanitarie del nostro Paese
È paradossale – continua – che “c’è di parla di importare medici dall’estero o, peggio, di richiamare, dopo aver approvato quota 100, i medici dalla pensione”. Il tutto mentre ci sono centinaia di medici laureati, sottooccupati o inoccupati perché rimasti intrappolati nell’imbuto formativo.
Per Onotri la causa della carenza di specialisti si può riassumere in un’errata programmazione, in un’emigrazione forzata di migliaia di giovani medici verso Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera, fenomeno iniziato da più di dieci anni; in un massiccio esodo di medici dal settore pubblico al settore privato.

“I medici scappano dal pubblico perché in Italia vengono pagati troppo poco”.

“Lo stipendio è fermo da 10 anni, e i 10.000 medici ospedalieri, a causa della carenza di personale, sono costretti ogni anno a fare 15 milioni di ore di straordinario non retribuite. Ieri l’ennesima fumata nera al tavolo di contrattazione della dirigenza medica, per il recupero della Ria, perché mancava il MEF”.
Secondo la rappresentante dello SMI, la scelta miope di questi ultimi anni sarebbe stata di appaltare al privato, la diagnostica e le visite ambulatoriali e riservare   al settore pubblico le attività più costose e rischiose come l’emergenza e l’alta intensità. A questa condizione si è arrivati perché la classe politica del nostro paese disinveste da 20 anni nella sanità pubblica.  “Si ha la sensazione – evidenzia – che lavorare nel pubblico significa non avere un futuro professionale”.
“Il governo deve adottare misure affinché i medici rientrino in Italia e nel sistema pubblico, premiando il merito. Si deve rendere più efficiente la programmazione, aumentando i posti e la qualità formativa per le specializzazioni carenti e garantendo l’accesso ai giovani laureati”.
Le soluzioni che vengono proposte oggi di sostituire medici con altri non ancora specialisti, o già in pensione o provenienti da altri paesi conclude il segretario generale dello SMI, non faranno che abbassare la qualità dell’assistenza. “Tuteliamo, invece, i giovani professionisti, valorizzando meriti, competenze e cercando di stabilizzare i medici precari che, da anni, garantiscono i servizi essenziali”.
 
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