La reazioni dell’associazionismo di categoria contro le affermazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri sul ruolo del medico di base

“Nei prossimi 5 anni mancheranno 45 mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti qui presenti? Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito”. Le affermazioni sulla carenza di del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti, in un intervento al Meeting di Rimini, hanno scatenato la reazione dell’associazionismo di categoria.

“La crisi di governo deve aver mandato in confusione il sottosegretario della Lega Giorgetti” commenta il segretario della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Silvestro Scotti, ricordando  come gli ultimi dati disponibili evidenzino come siano sempre di più gli italiani che ricorrono al medico di famiglia. “Questo senza considerare – aggiunge Scotti –  che la rete della medicina di famiglia, con la sua prossimità al paziente, ricoprirà sempre più un ruolo primario nella sanità pubblica, soprattutto nella gestione delle cronicità in un paese (l’Italia) che vede costantemente innalzarsi l’età media”.

Per Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), le parole di Giorgetti al contempo sorprendono ma  non giungono inaspettate. “Ci sorprendono – afferma –  perché dimostrano uno scollamento della politica dalle esigenze reali del paese e dei cittadini. Non ci meravigliano, perché si inseriscono in quel filone di una politica di basso spessore e lunga tradizione, che tenta, con un’opera distruttiva di distrazione, di delegittimare ciò che non riesce a garantire, di svalutare ciò che non può raggiungere”.

“Sarebbe un bel segnale – prosegue Anelli – se il nuovo Governo provasse a invertire la tendenza, proseguendo sulla strada del cambiamento e rimettendo tra le priorità la Sanità, finanziandola adeguatamente, riconoscendo maggiore valore economico alle professioni, limitando l’ingerenza della politica nelle scelte professionali. Questo sarebbe il vero cambiamento, nell’interesse di tutti i cittadini!”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario dell’Anaao Assomed Carlo Palermo, che si è scagliato allo stesso tempo anche contro le delibere di Ferragosto volute dal Governatore del Veneto Luca Zaia per inserire medici neolaureati non specializzati nelle corsie di ospedale. “La supponenza con cui la politica di governo dichiara finita, dall’alto della sua scienza, una storia millenaria, fondata sull’alleanza fiduciaria tra il medico ed il suo paziente, lascia intravvedere un progetto di sanità in cui il capitale umano è svalorizzato fino a sancirne la acclarata inutilità, sostituito da una app. A ben vedere, infatti, le prospettive di Zaia e Giorgetti coincidono. L’autonomia fai da te delle Regioni che si impossessano di prerogative statali occupando lo spazio che il governo, per quanto amico, non ha voluto o potuto concedere, va a braccetto con un’idea non nuova di ospedali e territori senza medici, sostituiti dalla tecnologia o da diverso personale, che ha il grande merito di costare di meno e non disturbare il manovratore”.

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