Un rapporto presentato al Parlamento evidenzia criticità e disomogeneità nello stato di attuazione della legge 38/2010 su cure palliative e terapia del dolore

Un rapporto inviato al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 38/2010 indaga lo stato di accesso a cure palliative e terapia del dolore.

Il rapporto è stato inviato dal Ministro della Salute e si basa sui dati 2015-2017 descrivendo i traguardi raggiunti e le criticità ancora presenti.

“Il quadro che ne scaturisce – si legge nel documento – è caratterizzato da luci e ombre: difatti, di fronte ad un miglioramento della qualità e dell’offerta assistenziale per le cure palliative in regime residenziale e domiciliare e allo sviluppo delle reti regionali e locali di cure palliative e di terapia del dolore, persistono forti disomogeneità regionali sulle caratteristiche e sulla tipologia dell’assistenza offerta nei vari setting assistenziali”.

Cosa stabilisce la legge

La legge n. 38 del 15 marzo 2010 ha sancito il diritto di tutti i cittadini ad accedere alle cure palliative (CP), a tutela della dignità del malato e a garanzia della qualità della vita fino al suo termine. La stessa normativa ha istituito le reti locali di cure palliative per assicurare la continuità nel percorso di cura del paziente in ospedale, nella struttura residenziale (Hospice) e in ambito domiciliare, per mezzo dell’integrazione di queste strutture sul territorio.

L’Accordo della Conferenza tra Stato e Regioni del 16 dicembre 2010 ha definito le linee guida per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali nell’ambito delle cure palliativee della terapia del dolore.

Tale documento identifica per la prima volta la struttura organizzativa delle Reti di cure palliative e delle Reti di terapia del dolore, articolate in strutture regionali e aziendali.

Cifre

Nel triennio dal 2015 al 2017, il numero di hospice sul territorio nazionale ha raggiunto il totale di 240 strutture (erano 231 nel 2014) mentre il numero dei posti letto risulta di 2.777 (226 posti letto in più rispetto al 2014).

A livello nazionale, nell’anno 2017, risulta una carenza di 244 posti letto in hospice ma la situazione appare fortemente disomogenea, con Regioni in surplus (Lombardia, Emilia Romagna, Lazio) e Regioni in grave deficit (Piemonte, Toscana, Campania, Sicilia).

Nel triennio dal 2015 al 2017, l’andamento percentuale della durata dei tempi di attesa tra la ricezione della ricetta del medico curante e la presa in carico del paziente in hospice conferma percentuali elevate di ricoveri con tempi di attesa inferiori ai 2 giorni, seguite da quelle dei ricoveri con tempi di attesa da 4 a 7 giorni.

Nel 2017, il numero totale di pazienti assistiti a domicilio ha raggiunto le 40.849 unità, con un incremento del 32,19% rispetto all’anno 2014, per un totale di 326 mila giornate di cure palliative erogate a domicilio. Nonostante l’incremento rilevante, il numero di giornate di cure palliative erogate a domicilio resta assai distante dallo standard individuato dal DM n. 43 del 2007.

Ad oggi, l’unica informazione significativa sulla terapia del dolore attiene al consumo territoriale di farmaci oppioidi, che ammonta nel 2017 a più di 16 miliardi di dosi, 1,6% in più rispetto al 2016.

Traguardi raggiungi dalla legge 38/2010

I principali traguardi raggiunti in questi anni sono: la definizione degli adempimenti regionali per l’accreditamento delle strutture sanitarie di cure palliative (Intesa Stato-Regioni del 15 febbraio 2015); il riconoscimento dell’esperienza triennale in cure palliative per i medici non in possesso di specializzazione, ai fini della certificazione professionale (decreto ministeriale del 4 giugno 2015), e l’aggiornamento dei LEA per quanto concerne le cure palliative, descritte nei diversi setting assistenziali (domicilio, hospice, ospedale) in cinque diversi articoli del DPCM 12 gennaio 2017 di aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Le criticità

“Nonostante i risultati positivi conseguiti, restano innegabilmente – si legge nel Rapporto – diverse le criticità  della legge 38/2010 ancora da affrontare”.

Lo sviluppo delle reti locali di Cure Palliative, l’identificazione dei requisiti minimi per l’accreditamento e l’adozione di modelli organizzativi uniformi, sono obiettivi non ancora raggiunti da tutte le Regioni, dal momento che le regioni Abruzzo, Molise, P.A. di Bolzano e Valle D’Aosta non hanno ancora recepito l’Intesa del 25 luglio 2012.

I percorsi assistenziali di presa in carico del paziente con bisogni di cure palliative differiscono molto tra le Regioni e non è ancora sviluppata e diffusa ovunque una metodologia “proattiva” con il coinvolgimento del paziente e della sua famiglia.

I medici e l’organizzazione, in ospedale e sul territorio, non sono ancora sufficientemente preparati a riconoscere e affrontare per tempo i bisogni di malati sempre più anziani, in condizioni di cronicità avanzate.

Non possono quindi poi offrire un intervento precoce, integrato e complesso, in grado di leggere la multidimensionalità dei bisogni, dei problemi psicosociali e delle fragilità, promuovendo una medicina realistica nei suoi obiettivi che eviti trattamenti gravosi ed inefficaci.

L’offerta formativa per gli operatori sanitari di cure palliative, sia relativamente alla formazione universitaria che al conseguimento dei crediti in Educazione Continua in Medicina (ECM) è ancora abbastanza disomogenea sul territorio nazionale.

Resta infine particolarmente critica la situazione delle Reti di cure palliative e terapia del dolore pediatriche, fortemente carenti in quasi tutto il territorio nazionale.

Barbara Zampini

 

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