Questo è caso di una giovane donna che al primo parto si trova a sottostare a decisioni sanitarie errate ed unilaterali (ossia con consenso non ottenuto con coscienza e quindi disinformato) che le hanno cambiato la vita sia in termini di qualità psico-fisica che di madre in quanto la signora ha gravemente ridotto la chance di procreare (ad oggi infatti non ha più partorito!).

Prima di descrivere la storia della sig.ra P. si vogliono sintetizzare i profili di responsabilità dei sanitari che l’hanno seguita per poi spendere due parole sulla qualità della consulenza di ufficio dove i profili di responsabilità riscontrati riguardano solo l’operato dei chirurghi e non dei ginecologi.

 I profili di responsabilità:

  • Indicazione al Taglio Cesareo elettivo: la motivazione addotta dai ginecologi non risulta esaustiva in quanto manca nella storia clinica della paziente un qualsivoglia riferimento a problematiche di sterilità o altro (feto in presentazione podalica, gravidanza gemellare con il primo gemello in presentazione podalica, infezione da HIV o HCV associata ad HIV, infezione da herpes genitale in atto al momento del parto, placenta previa centrale totale o parziale, …) che potessero configurare lo stato di “gravidanza preziosa”; peraltro i cicli mestruali venivano riferiti regolari e non venivano menzionate altre problematiche mediche. Viceversa, uno stato aderenziale endopelvico, atteso severo, avrebbe dovuto controindicare la scelta del taglio cesareo, quindi “un travaglio di prova” andava assolutamente atteso e cercato.
  • A riguardo dell’assistenza chirurgica nel postoperatorio sorgono svariati motivi di riflessione!

La paziente nel postoperatorio manifestava un quadro clinico ingravescente di occlusione intestinale il cui inizio veniva sospettato in una visita chirurgica del 21 luglio che evidenziava: “[…] ileo paralitico”. Una diretta addome del 23 luglio la diagnosticava e una successiva diretta dell’addome (26 luglio) la riconfermava. L’intervento veniva inspiegabilmente eseguito solo il giorno 28 luglio in condizioni di urgenza.

Risulta dunque incomprensibile il comportamento del chirurgo il quale da un lato decideva di fare effettuare esame radiodiagnostico solo due giorni dopo il risconto semeiologico e dall’altro, malgrado il riscontro radiologico, decideva di attendere ulteriori tre giorni per effettuare nuova diretta addome e ancora due giorni per sottoporre la paziente ad intervento chirurgico per la risoluzione della occlusione intestinale.

Tale comportamento imprudente ha aggravato lo stato occlusivo intestinale con i risultati evidenziati durante l’atto chirurgico e nell’esame istologico del pezzo operatorio (22 cm di intestino). Ossia, un intervento chirurgico precoce (già in data 23 luglio) avrebbe quasi certamente evitato la resezione ileo-ileale.

Un giudizio sulla CTU:

Due grossi errori commessi dal CTU:

  • Lasciarsi andare (impropriamente) a giudicare un vizio di consenso che rappresenta una questione di diritto e che è di esclusiva pertinenza del giudice. Ma non è solo questo il vizio. Infatti giudicare una informazione corretta significa avere la certezza di almeno una questione, ossia sulla chiarezza dell’informazione a riguardo della specifica rischiosità della proposta dei sanitari (Taglio Cesareo) rispetto al parto vaginale in soggetto con presumibili aderenze addominali dovuti a due accessi chirurgici precedenti. Tale chiarezza non si evince dalla documentazione nei fascicoli di causa e le conclusioni del ctu sono solo stime soggettive e prive di fondamento giuridico e logico.
  • Indicazione al Cesareo:

Non appare congruo il ragionamento fatto sulle prevedibili aderenze e i relativi rischi operatori di adesiolisi. Infatti il CTU da un lato afferma che i sanitari, malgrado i dettami delle linee guida, siano stati oltremodo prudenti a motivo dei rischi che un parto per le vie vaginali avrebbe fatto correre alla paziente a fronte di un parto cesareo. Dall’altro non ha minimamente citato i rischi di procedure di “adesiolisi” sugli organi addominali.

Beh, è sembrato allo scrivente che il ctu avesse la voglia di giustificare un errore valutativo dei ginecologi che gli è sembrato di lieve entità rispetto alle attese ingiustificate dei chirurghi.

In definitiva si giudica “inadeguata” l’analisi medicolegale del CTU.

Di seguito in sintesi la storia clinica, mentre per la lettura delle perizie di parte e della CTU si invita a scaricare il file pdf alla fine dell’articolo.

In data 17.07.2001 la sig.ra A. P. veniva ricoverata presso l’Ospedale di C. per “gravidanza a termine”. In considerazione di un pregresso intervento di cisti ovarica veniva eseguito un intervento di “taglio cesareo elettivo”.

In data 19.07.2001 veniva espletato il parto in tempi rapidi e senza complicanze o difficoltà chirurgiche.

Il decorso postoperatorio era caratterizzato da un ingravescente stato di occlusione intestinale per cui in data 21.07.2001 veniva sottoposta a consulenza chirugica che deponeva per un quadro di ileo paralitico. In data 23.07.2001 veniva sottoposta ad RX diretta addome e veniva posizionato SNG con emissione di 700 cc di liquido gastrico.

Il 28.07.2001 la paziente veniva sottoposta ad intervento laparotomico esplorativo a carattere di urgenza con la seguente descrizione in cartella: “occlusione intestinale […] aperto il peritoneo fuoriescono circa 1000 cc di liquido siero-corpuscolato. Si evidenzia sindrome aderenziale interessante in maniera massiva gli organo sottomesocolici e in parte sovramesocolici. Si esegue viscerolisi che risulta particolarmente delicata per le anse ileali tutte. Il grande epiploon si presenta adeso alle anse suddette e fortemente edematoso ed ipertrofico, si procede alla sua resezione […] si evidenzia ansa ileale angolata, ripiegata su se stessa […] edematoso, infarcita con evidenti segni di sofferenza vascolare. Si procede a resezione ileo-ileale […] anastomosi latero-laterale […]”.

Veniva dimessa in data 11.08.2001.

In data 13.05.2005 veniva ricoverata presso l’Ospedale di P. dove veniva accettata per “occlusione ileale da briglia post-operatoria” e nuovamente sottoposta ad intervento chirurgico di viscerolisi.

In data 31.12.2005 veniva nuovamente ricoverata presso lo stesso nosocomio per “occlusione intestinale da briglia ileo-ileale” e sottoposta ad intervento chirurgico di “sezione della briglia per via laparotomia”.

In data 18.01.2006 subiva ulteriore ricovero presso lo stesso nosocomio per “stato sub-occlusivo intestinale” e sottoposta ad ulteriore intervento di “laparotomia esplorativa e viscerolisi”.

Veniva seguita successivamente da specialista in Ginecologia e quindi da Psicologa che concludeva le sue sedute con la diagnosi di “Disturbo Depressivo Maggiore moderato”.

 Scarica il file per leggere le relazioni medicolegali

 Dr. Carmelo Galipò

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