Demenza senile: importante tenere sotto controllo la pressione alta tra i 30 e i 40 anni, lo svela uno studio condotto dall’University College di Londra

Che vi fosse un possibile legame tra l’ipertensione e la demenza senile, questo era già noto. Molti studi, in passato, hanno evidenziato come l’alta pressione arteriosa in età adulta favorisca lo sviluppo dell’Alzheimer.

Solo qualche tempo fa, l’American Heart Association AHA, con uno scritto intitolato «Impatto della Ipertensione sulla funzione cognitiva», pubblicato sulla rivista Hypertension, annunciava «L’ipertensione sconvolge la struttura e la funzione dei vasi sanguigni cerebrali, porta a danno ischemico della sostanza bianca (le cosiddette “lesioni della sostanza bianca” o “white matter lesions”) in aree critiche per le funzioni cognitive e può promuovere la patologia di Alzheimer» .

Ma se per un verso è noto “che il trattamento dell’ipertensione può ridurre il rischio di complicanze cardiache associate”, dall’altra parte è “meno chiaro se tale trattamento possa ridurre il rischio di declino cognitivo da ipertensione”.

È quanto ha chiarito Costantino Iadecola, presidente del comitato della American Heart Association.

“(…) il trattamento dell’ipertensione  – ha spiegato Iadecola – può ridurre l’impatto sulla cognizione dell’alta pressione sanguigna, in particolare sul deterioramento cognitivo vascolare, ma gli studi osservazionali non sono progettati per dimostrare causa ed effetto. Ed ha aggiunto –  come riportato dalla rivista Alzheimer Associazione onlus – “[…] Abbiamo bisogno di studi randomizzati e controllati (che provano causa ed effetto) per determinare se il trattamento dell’ipertensione, soprattutto nella mezza età, può diminuire anche il rischio di deterioramento cognitivo più tardi nella vita”.

Il nuovo studio dell’University College di Londra

In quest’ottica si è mosso un recente studio, pubblicato sul Lancet Neurology, condotto da alcuni ricercatori dell’University College di Londra, che avrebbe dimostrato l’importanza di tenere sotto controllo la pressione, soprattutto in età compresa tra i 30 e i 40 anni, per ridurre il rischio di demenza senile.

Al test – come scrive l’Ansa  – avrebbero partecipato circa 500 persone tutte nate nel 1946, seguite per decenni. Ad intervalli regolari di età, a partire dai 36 anni, gli autori della ricerca gli avrebbero misurato la pressione.

Una volta giunti all’età di 70 anni sono stati, poi, sottoposti ad una risonanza al cervello per verificarne l’eventuale restringimento, ossia il campanello d’allarme della demenza.

“Un aumento della pressione tra i 36 e i 43 anni, scrivono gli autori, è risultata associata a un maggiore restringimento del cervello, e i soggetti affetti verranno monitorati nei prossimi anni per verificare se sviluppano demenza”.

“La pressione, anche nei 30, può avere un effetto deleterio sul cervello quattro decenni dopo – ha dichiarato Jonathan Schott, uno dei ricercatori alla BBC -. Il monitoraggio e gli interventi per massimimizzare la salute cerebrale negli anziani devono essere – perciò – iniziati almeno nella mezza età”.

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