Secondo i consulenti della Procura il giovane morto lo scorso gennaio dopo essere stato dimesso dal nosocomio di Carpi era affetto da una malattia rara, la sindrome di Marfan

Potrebbe essere presto archiviata la posizione di un medico in servizio presso l’ospedale di Carpi, indagato per omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sul decesso di un 21enne morto lo scorso gennaio dopo essersi recato in ospedale lamentando dolore al torace. Il giovane era stato visitato, sottoposto ad elettrocardiogramma e a esami del sangue. Dopo meno di tre ore, tuttavia, era stato dimesso dal nosocomio per assenza di riscontri patologici.

Il giorno successivo il ragazzo era stato trovato accasciato sul pavimento del bagno di casa dal compagno della madre. Nonostante l’arrivo dei soccorsi e i tentativi di rianimazione per lui non c’era stato nulla da fare. I genitori avevano presentato denuncia, chiedendo di far luce sull’accaduto e su eventuali responsabilità sanitarie. La Procura aveva quindi aperto un’inchiesta disponendo lo svolgimento dell’esame autoptico e spiccando un avviso di garanzia nei confronti del camice bianco che lo aveva preso in carico.

In base a quanto riportato dal Resto del Carlino, la perizia medico legale depositata nei giorni scorsi scagionerebbe il professionista dalle accuse. Alla base del decesso vi sarebbe infatti una patologia genetica rara, la sindrome di Marfan, che colpisce il tessuto connettivo e comporta manifestazioni principali a carico dell’apparato cardiovascolare.

Secondo la letteratura clinica – riferisce il Carlino –  la diagnosi della malattia viene effettuata sulla base dell’osservazione clinica, dell’analisi della storia familiare e del test genetico che ricerca mutazioni del gene. Per quanto riguarda la possibilità di cura, invece, al momento non esisterebbero terapie risolutive.

Per gli esperti incaricati dalla magistratura, dunque, il medico indagato non avrebbe potuto prevedere la tragedia.

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