Aperta un’inchiesta a Venezia sulla morte di una donna di 39 anni finita sotto ai ferri dopo la rottura della tibia e morta per un’embolia polmonare tre giorni dopo una seconda operazione per la rimozione della vite inserita nel corso del primo intervento

Cinque medici dell’ospedale di Dolo, in provincia di Venezia, risultano indagati nell’ambito delle indagini sul decesso di una 39enne morta per una embolia polmonare. Come ricostruisce il Corriere del Veneto la donna, mamma di tre bambini,  era scivolata in casa lo scorso 30 aprile. In Pronto soccorso le era stata riscontrata la rottura della tibia. I medici avevano quindi ritenuto necessario un intervento di riduzione e sintesi con placca.

La paziente era finita in sala operatoria il 2 maggio. Tutto era filato liscio, tanto che dopo pochi giorni era stata dimessa. Nel mese successivo, secondo quanto riferisce il Corriere, avrebbe rispettato alla lettera le prescrizioni impartite dal personale sanitario recandosi periodicamente presso il nosocomio per le medicazioni.

A inizio giugno la giovane era tornata in ospedale per la rimozione della vite inserita nel corso del primo intervento. Anche in questo caso tutto sarebbe andato bene con un decorso post operatorio regolare. A distanza di tre giorni, il 9 giugno, la donna si è improvvisamente sentita male ed è morta nella sua stessa abitazione.

Il marito ha quindi deciso di presentare un esposto in Procura per fare chiarezza sull’accaduto e verificare se ci siano state eventuali responsabilità da parte del personale medico. In base a quanto riferito dall’uomo sembra che due giorni dopo la rimozione della vite la 39enne avrebbe lamentato che il tutore applicato le stringeva. I familiari  l’avrebbero quindi aiutata ad allentarlo.

La magistratura ha quindi aperto un’inchiesta spiccando cinque avvisi di garanzia nei confronti dei camici bianchi che ebbero in cura la paziente dopo la prima operazione. L’autopsia ha stabilito che a causare il decesso sarebbe stata una embolia polmonare. Si attendono ora gli esiti degli accertamenti medico legali per fare piena luce sulla vicenda.

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