Secondo uno studio, la sonnolenza rappresenterebbe la causa principale delle diminuite performance attenzionali degli infermieri. Potrebbe essere quindi associata anche agli errori medici

Un recente studio della Johns Hopkins University di Baltimora ha stimato che ogni anno negli Stati Uniti muoiono più di 250.000 persone per errori medici. Negli USA gli errori di medici, paramedici e personale infermieristico rappresenterebbero la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e il cancro. Alla base di tali numeri vi sarebbero molteplici fattori. I principali, come riporta sull’Huffington Post lo psicofisiologo Luigi De Gennaro, sono legati a sonnolenza, affaticamento e condizioni stressanti alle quali gli operatori sono esposti.

De Gennaro, sul proprio blog, annuncia un vasto programma di ricerca per documentare il ruolo dei fattori che sono alla base dell’errore medico nella realtà ospedaliera italiana. Il lavoro è realizzato in collaborazione tra il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma Sapienza, l’Ospedale Sant’Andrea e l’Università di Tor Vergata.

I primi risultati sono quelli relativi a uno studio sul personale infermieristico che lavora a turni.

La turnazione rappresenta, infatti, uno dei principali fattori alla base della sonnolenza e della fatica. L’analisi dimostrerebbe che proprio la sonnolenza sarebbe la causa principale delle diminuite performance attenzionali degli infermieri. Tale fenomeno, a sua volta, potrebbe essere legato agli errori medici, anche se quest’ultimo aspetto, chiarisce De Gennaro, non è stato valutato direttamente.

“A breve – sottolinea l’esperto di disturbi del sonno nell’intervento sull’Huffington Post –  presenteremo i risultati di altri progetti in corso in varie strutture ospedaliere in Italia”.  Inoltre, avrà inizio la sperimentazione di trattamenti che riducono consistentemente la sonnolenza notturna “e, quindi, sperabilmente gli errori clinici”. Tra questi, la riduzione del numero di ore dei turni notturni e l’esposizione alla fototerapia. Se, infatti, il lavoro notturno comporta un’alterazione del ritmo circadiano, l’esposizione a luce intensa è a tutt’oggi il trattamento più diffuso per tale disturbo.

Secondo l’esperto,  lo svolgimento di attività sulle 24 ore è una caratteristica sempre più diffusa e inevitabile”. Così come sono inevitabili le conseguenze su quella che viene comunemente chiamata la “sindrome dei turnisti”. “E’ compito della ricerca documentare i fattori che sono alla base di questa vera e propria malattia sociale” conclude De Gennaro. “Ancora di più è compito della ricerca scientifica sviluppare trattamenti che riducano questo elevato e inaccettabile costo umano e sociale”.

 

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2 Commenti

  1. Bello, bellissimo articolo. Peccato che i “paramedici” in Italia non esistono, visto che siete un sito a carattere prettamente giuridico e non giornalistico, penso che il vostro errore conti doppio. In Italia esistono i medici e i professionisti sanitari,tutti allo stesso livello e tutti con l’unico scopo di assistere, ognuno per le proprie competenze autonome, il paziente.

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