Farmaco made in Italy: le ricerche di Rita Levi Montalcini, anche dopo la sua morte, portano al primo farmaco per il trattamento di gravi malattie dell’occhio
Rita Levi Montalcini ci ha lasciato l’anno scorso, ma le sue ricerche continuano a produrre risultati incredibili. Ecco infatti il primo farmaco made in Italy che promette di combattere una terribile malattia dell’occhio, la cheratite neurotrofica, molto rara e che colpisce meno di cinque persone su 10.000, grazie al fattore di crescita nervoso (Ngf), una proteina isolata nei laboratori della Montalcini e coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso nei vertebrati.
Ma facciamo un passo indietro: Rita Levi Montalcini isola la proteina (Ngf) nei suoi laboratori, ne scopre la struttura e soprattutto la funzione, quella di sviluppare il sistema nervoso, e la ricerca le vale il premio Nobel. Fin dalla sua scoperta ne sono stati provati i vari utilizzi terapeutici ma ci sono voluti circa due decenni per arrivare alla produzione del farmaco che mira a combattere le malattie gravi dell’occhio.
La casa farmaceutica Dompè ha deciso infatti di investire, in questi vent’anni, nello sviluppo di una terapia, che fino a oggi non esisteva, per combattere la cheratite neurotrofica, malattia legata al nervo trigemino, uno dei nervi responsabili dell’integrità dell’occhio, che può portare alla perdita di sensibilità della cornea e, nelle sue forme più gravi, a necrosi asettica e perforazioni della cornea, ulcere e compromissione della vista.
Farmaco made in Italy: le innovazioni delle biotecnologie
Il collirio sviluppato dalla casa farmaceutica Dompè si avvale delle ricerche sul fattore di crescita nervoso della Montalcini e sull’utilizzo delle biotecnologie: Cenegermin è il nome del principio attivo alla base del collirio utilizzato per combattere la malattia, una versione ottenuta con Dna ricombinante dalla naturale proteina prodotta dal corpo umano, la Ngf.
La casa farmaceutica italiana ha messo a punto un protocollo per rendere il principio attivo puro e stabile, il tutto realizzato in laboratorio. Non solo il protocollo ma anche il farmaco è stato messo a punto presso il Polo di Ricerca e Produzione Dompé dell’Aquila grazie alla tecnologia del Dna ricombinante, dove viene usato un batterio in cui viene inserito un gene capace di produrre il fattore di crescita nervoso umano, in grado quindi di rimarginare le anomalie dell’occhio che provoca la malattia. Per la prima volta, quindi, abbiamo una soluzione a una malattia sì rara, ma grave e inficiante.
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