Ultimamente si parla sempre più spesso del fenomeno degli Hikikomori. Ecco di cosa si tratta e perché può esserci un legame con episodi di bullismo

Sempre più di frequente si sente parlare del fenomeno degli Hikikomori, ma di cosa si tratta?

Il termine viene dal giapponese e significa, letteralmente, “stare in disparte”. Il termine è nato proprio in Oriente perché è lì che il fenomeno si è sviluppato maggiormente a partire dagli anni 80.

In Giappone i ragazzi più colpiti da questo problema sono maschi primogeniti appartenenti ad un ceto sociale medio alto. Poche, invece, le ragazze. Gli Hikikomori in sostanza, sono adolescenti che decidono volontariamente di isolarsi dal mondo, rinchiudersi nella loro camera e utilizzare il computer come unico mezzo di contatto con l’esterno.

Spesso questo ritiro estremo dalla vita sociale, messo in atto dagli Hikikomori, si traduce nel vivere di notte e dormire di giorno, fare un utilizzo spasmodico di tv, internet e videogames e negarsi completamente alcun contatto con l’esterno.

Non solo.

Gli Hikikomori, in qualche modo, sono soggetti che rinunciano a costruirsi un futuro e vivono sulle spalle dei loro genitori. Un fenomeno di disagio molto forte che viene definito in inglese come “parasite single”.

Un termine con il quale si definiscono tardo adolescenti che si ostinano a vivere sulle spalle dei loro genitori senza cercare un lavoro né rendersi autonomi.

Ma quale correlazione esiste, dunque, tra il fenomeno degli Hikikomori e gli atti di bullismo?

Non è infrequente, tra le storie di questi ragazzi, rilevare episodi di bullismo nel passato, magari sperimentati proprio a scuola. Violenze, prese in giro, pressioni possono portare un adolescente a isolarsi dal mondo.

Il bullismo, in particolare, viene definito come un disagio sociale deviante che si estrinseca in violenza fisica e psicologica perpetrata nel tempo, ai danni di soggetti particolarmente fragili, sensibili o deboli.

Tale fenomeno si manifesta molto spesso a scuola e le vittime tendono spesso ad ammalarsi di depressione e, in casi estremi, arrivano anche al suicidio.

Il fenomeno degli Hikikomori potrebbe avere dunque un stretta correlazione col bullismo.

Di Hikikomori, in Italia, se ne conta qualche migliaio di casi, al punto che da qualche tempo è nata una rete di genitori che si aiutano a vicenda, con consigli, condivisione di esperienze e gruppi di auto-aiuto.

In una pagina Facebook dedicata, i genitori di questi ragazzi si scambiano opinioni e si aiutano. In tal senso, nel 2017 è anche nata L’Associazione “Hikikomori Italia Genitori”, proprio come estensione del gruppo Facebook, e con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni per ottenere maggiori diritti e servizi.

A fondarla è stata Marco Crepaldi, che spiega anche il perché ragazzi intelligenti e in gamba, improvvisamente, decidano di autoescludersi dalla vita sociale.

“Gli Hikikomori – spiega Crepaldi – si isolano per fuggire dalla pressione di realizzazione sociale, dalla paura di essere giudicati per le loro debolezze”.

Si tratta, di fatto, di persone incapaci di identificarsi in un modello di società ipercompetitivo e basato sul successo personale. E quindi, afferma Crepaldi, scelgono di non farne parte.

Ebbene, grazie all’esperienza della Associazione fondata da Crepaldi, ci sono dieci consigli per i genitori di questi ragazzi, per iniziare ad affrontare il problema:

  • Sgridarli e punirli non serve, costringerli a fare qualcosa nemmeno
  • È importante riconoscere il loro problema e parlarne
  • Negare l’uso di Internet serve solo a isolarli ancor più.
  • Sdrammatizzare le situazioni e non rispondere alle loro provocazioni
  • Spezzare la routine, inventare diversivi per farli uscire dalla stanza
  • Attivare situazioni di socializzazione protette
  • Convincerli a fare psicoterapia
  • Informare la scuola del disagio dei ragazzi e aprire un dialogo con i docenti
  • Tenere i nervi saldi: perdere la pazienza è controproducente
  • Confrontarsi con altri genitori. Fare rete, come accade nel Gruppo HKM, fa sentire meno soli e aiuta ad affrontare la situazione

 

 

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