Il diritto alle ore di sostegno del minore disabile costituisce un diritto fondamentale che non può essere compromesso neppure da esigenze di bilancio dell’Amministrazione

Lo ha affermato il Consiglio per la giustizia amministrativa della Sicilia nell’ambito di una controversia insorta tra il Ministero della pubblica istruzione e i genitori di un alunno con grave disabilità.

Questi ultimi avevano proposto ricorso al TAR denunciando il pregiudizio subito dal proprio figlio per il mancato riconoscimento della pienezza delle ore di sostegno richieste dal suo grado di disabilità.

Il Ministero aveva eccepito che, nel caso di specie, all’assegnazione dell’insegnante di sostegno nel rapporto 1/1 ostavano esigenze di bilancio dell’Amministrazione e al riguardo aveva affermato:  “quantunque un alunno sia affetto da disabilità grave i provvedimenti con i quali si provvede all’assegnazione dell’insegnante di sostegno involgono valutazioni tecnico-discrezionali di merito”, riservate all’amministrazione, che risentono delle disponibilità economiche esistenti.

Detto in altri termini, secondo l’Amministrazione la tutela del diritto del disabile all’istruzione scolastica deve contemperarsi con la discrezionalità del legislatore e dell’Amministrazione nell’individuazione delle misure più idonee allo scopo.

La pronuncia del Consiglio

Tali argomentazioni non hanno convinto i giudici amministrativi, i quali hanno affermato “una volta che risulti accertato dai competenti organi previsti dalla legge che il minore, a causa della sua grave disabilità, necessiti di un sostegno nella misura 1/1, l’Amministrazione non può disattendere i risultati medici adducendo esigenze di bilancio”.

Già in passato, lo stesso Consiglio aveva affermato che il diritto del minore disabile alle ore di sostegno costituisce un diritto fondamentale “anche in considerazione dei collegati obblighi internazionali” e in quanto tale, “non può essere compresso a seguito di valutazioni che si rifanno alla carenza di mezzi economici dell’Amministrazione”.

I giudici dell’appello non hanno, però, condiviso la decisione di primo grado nella parte in cui condannava l’Amministrazione al risarcimento del danno; ed invero, mancava il presupposto soggettivo della colpa, la prova del danno prodotto e da ultimo, la prova del danno da risarcire.

Inoltre, a sostegno della non colpevolezza dell’Amministrazione vi erano ulteriori elementi:

  • la novità della questione (riverberatasi infatti in contrastanti pronunce giurisdizionali);
  • la complessità del quadro normativo del settore, in base alla quale non è agevole individuare quale sia il momento di determinazione definitiva della dimensione del sostegno da assicurare (Cons. St., sez. VI, n. 2023/2017);
  • le difficoltà organizzative e l’insufficienza di risorse.

La redazione giuridica

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