“Le microplastiche nell’acqua potabile non sembrano rappresentare un rischio per la salute ai livelli attuali. Ma abbiamo urgentemente bisogno di saperne di più”

Così ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della sanità, in un rapporto chiamato “Microplastics in Drinking Water”, in cui sono state analizzate le microplastiche presenti nell’acqua in bottiglia e di rubinetto e i suoi effetti sull’organismo.

L’analisi – ha spiegato Bruce Gordon, coordinatore dell’unità Acqua, igiene e salute dell’Unità Oms – si è concentrata su tre aspetti: il rischio di ingestione, i rischi chimici e i rischi legati alla presenza di batteri agglomerati . Ma “riteniamo che il rischio sia basso” – ha aggiunto.

Tuttavia, al momento i dati scientifici a disposizione sono limitati. Soltanto nove sono gli studi presenti nella letteratura scientifica, che hanno misurato le microplastiche nell’acqua potabile e, nei singoli campioni sono stati riportate da 0 a 10.000 particelle/L. “

Si tratta tuttavia, di studi molto spesso realizzati utilizzando “metodi e strumenti diversi per campionare e analizzare particelle di plastica”, come ha spiegato il direttore del Dipartimento di sanità pubblica e ambiente presso l’Oms – Maria Neira.

“Le microplastiche – ha aggiunto l’OMS – provengono dalla degradazione di oggetti e tessuti sintetici che entrano nel ciclo dell’acqua potabile, ad esempio attraverso le acque reflue o scarichi industriali, ma “anche le stesse bottiglie di plastica e i tappi possono esserne fonte. Comprendono una vasta gamma di materiali, con diverse composizioni chimiche (come polietilentereftalato e polipropilene), diverse forme (fibre o frammenti) e diverse dimensioni (da 5mm a meno di 1 micrometro)”.

E sebbene si pensi che le microplastiche superiori a 150 micrometri siano espulse dall’organismo con la digestione e “che anche l’assorbimento di particelle più piccole sia limitato”, tuttavia, l’Oms non esclude il rischio che tale assorbimento possa essere più elevato e che passando attraverso il sistema linfatico e il sangue possa raggiungere organi, quali il fegato e i reni.

“Fermare l’aumento dell’inquinamento da plastica”

Il messaggio dell’Oms è chiaro: nessun allarmismo, ma occorrono maggiori studi che siano in grado di “misurare la presenza della plastica nell’acqua, di studiarne le fonti per valutarne le conseguenze sull’organismo” e soprattutto, “fermare l’aumento dell’inquinamento da plastica in tutto il mondo”, diminuendone l’uso e migliorandone il riciclo. 

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