L’inchiesta avviata nel 2010 per maltrattamenti nella residenza per anziani “Casa di Giobbe” si è conclusa con l’assoluzione di tutti gli imputati

È stata completamente ribaltata la sentenza di primo grado secondo la quale, i maltrattamenti nella residenza per anziani “Casa di Giobbe”, ad Ascoli Piceno, erano effettivamente avvenuti. Gli imputati, che erano i proprietari della “Casa di Giobbe” e gli operatori che vi prestavano servizio, sono stati infatti tutti assolti. La Corte d’Appello ha quindi capovolto il verdetto emesso dal tribunale di Ascoli a settembre del 2015, quando gran parte degli imputati, accusati a vario titolo, vennero condannati a diversi anni di reclusione.
Secondo i giudici, infatti, “il fatto non sussiste”. Soddisfatti i legali degli imputati, che da quando i carabinieri effettuarono il blitz – nel 2010 – nella struttura di Monticelli alta, avevano sempre sostenuto l’innocenza dei loro assistititi.
“Finalmente è emersa la verità. – hanno dichiarato due dei legali difensori, gli avvocati Francesco Ciabattoni e Tommaso Pietropaolo – Abbiamo prodotto oltre 30 testimonianze, tra le quali quelle di dirigenti Asur, medici, genitori o familiari stretti degli ospiti della struttura: tutti quanti hanno riferito che le condizioni all’interno della Casa di Giobbe erano ottimali. In primo grado era stato dato credito a cinque o sei testimoni, tra cui i carabinieri che quella mattina sequestrarono l’immobile e riferirono di aver trovato anziani abbandonati tra cattivi odori e pannoloni sporchi. In quanti reparti o strutture di geriatria alle 5 di mattina i pazienti sono già tutti lavati e profumati? La circostanza più eclatante è quella di un soggetto con problemi mentali, che in precedenza era stato accolto in 15 strutture ma da tutte era voluto andare via, tranne che dalla Casa di Giobbe, perché era l’unica in cui era contento e non veniva maltrattato. Anche la madre ha sempre assicurato che il ragazzo stava bene”.
I maltrattamenti nella residenza per anziani erano stati denunciati dai militari dell’Arma che avevano trovato una trentina di ospiti in condizioni igienico sanitarie definite precarie, addirittura alcuni con segni sospetti sul corpo. Le indagini della magistratura coinvolsero nove persone, accusate a vario titolo di maltrattamento di anziani, sequestro di persona, lesioni personali, esercizio abusivo dell’attività, abbandono di incapaci.
Nel settembre del 2015, il giudice del tribunale di Ascoli Marco Bartoli aveva condannato a 2 anni e 6 mesi Fernando Bernardi, 56 anni, titola re della struttura, a 2 anni e 10 mesi sua moglie Luigina Orsini di 52, a 2 anni e 10 mesi Elena Bernardi di 62, sorella di Fernando, a 1 anno e 6 mesi Enrico Collecchia, 57 anni, e Rinaldo Nepi di 55 anni, tutti di Ascoli. Erano state condannate a 1 anno e 4 mesi (pena sospesa) anche due badanti polacche, Malwina e Giustina Grzelak di 31 e 36 anni. Tutti erano accusati di maltrattamenti, mentre Fernando Bernardi anche di lesioni personali.
In primo grado il giudice aveva assolto gli imputati per i reati di sequestro di persona, abbandono di incapace, circonvenzione di incapace e aveva anche assolto le altre due badanti, le nigeriane Patience Idemuida di 51 anni e Faith Erhamwonyi di 30 anni, accusate di aver svolto un lavoro infermieristico nella Casa di Giobbe pur non avendone i requisiti necessari.
“Il processo – ha concluso l’avvocato Ciabattoni – si era basato sugli odori nauseabondi e su nulla di oggettivo. Se non si contestualizzano le cose, non si può comprendere la realtà dei fatti”.
 
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