Mancata notifica della multa, atto valido senza vizi propri

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Superato l’orientamento giurisprudenziale in base al quale dalla mancata notifica del verbale deriva l’illegittimità dell’emissione della cartella

“In materia di opposizione a sanzioni amministrative, è inammissibile l’opposizione a cartella di pagamento, ove finalizzata a recuperare il momento di garanzia di cui l’interessato sostiene di non essersi potuto avvalere nella fase di formazione del titolo per mancata notifica dell’atto presupposto, qualora l’opponente non deduca, oltre che in via preliminare detta mancata notifica, anche vizi propri dell’atto presupposto”.

E’ il principio espresso dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 26843/2018. I Giudici Ermellini si sono pronunciati sul ricorso presentato da un automobilista che si era visto rigettare, in sede di merito, l’opposizione a una cartella esattoriale fondata sulla presunta inesistenza o nullità della notificazione di un verbale di contravvenzione del codice della strada.

Il Giudice di secondo grado aveva respinto l’appello ritenendo che l’opposizione fosse fondata sulla sola deduzione dell’essere mancata la regolare notifica dell’atto sanzionatorio presupposto. Non era stata invece formulata alcuna altra doglianza avverso quest’ultimo.

La Cassazione, investita della vicenda, ha ritenuto di confermare l’orientamento del Giudice a quo.

Gli Ermellini, quindi, hanno superato un precedente orientamento giurisprudenziale in base al quale la mancata notifica del verbale comporta l’illegittimità dell’emissione della cartella. Per la Suprema Corte, infatti, l’opposizione alla cartella di pagamento ha “finalità “recuperatoria” delle ragioni di opposizione alla sanzione. Ciò in ragione della nullità o dell’omissione della notifica del processo verbale di contestazione o dell’ordinanza ingiunzione”. Tale finalità esclude in radice la possibilità che sia lasciata all’impugnante la scelta dell’impugnare o no cumulativamente l’atto presupposto e l’atto consequenziale.

Pertanto, secondo il Collegio, deve ritenersi che alla deduzione di tardiva conoscenza dell’atto presupposto debba sempre accompagnarsi la proposizione di censure avverso di esso. Altrimenti questo è destinato a spiegare i suoi effetti.

 

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