Un’audizione della Fnomceo alla Commissione antimafia ha lanciato l’allarme: il mondo medico è a rischio di infiltrazioni mafiose

Il mondo medico è a rischio di infiltrazioni mafiose e criminali. Per questa ragione, medici e odontoiatri devono fare attenzione.
È il monito lanciato da Fnomceo nel corso di un’audizione alla Commissione antimafia.

Ma perché il mondo medico è a rischio di infiltrazioni mafiose secondo la Fnomeo?

Medicina e odontoiatria possono essere terreno fertile per la criminalità.
Le forme di illegalità in sanità sono tantissime. Si va dalle false fatturazioni fino a fatture contraffatte. Da false certificazioni al comparaggio, per arrivare a prestazioni sanitarie dolose o inutili.
Per non parlare poi di rimborsi gonfiati, assenteismo e nepotismo.

A rilevare le attività a rischio e a portare dati a riguardo, è stata la presidente Fnomceo, Roberta Chersevani.

“Mentre per quanto di competenza delle Commissioni disciplinari in seno alla Federazione nazionale – ha affermato Chersevani – non risultano nel periodo che va dal 2012 al 2017 essere stati mai avviati procedimenti disciplinari per fatti o comportamenti direttamente o indirettamente ascrivibili a reati di mafia, riguardo ai procedimenti disciplinari incardinati in ciascun Ordine provinciale, la Federazione nazionale non è in possesso di tali dati e, ancor meno, della relativa documentazione”.
Una questione segnalata da Chersevani è che l’Albo nazionale prevede l’annotazione dei provvedimenti disciplinari nei riguardi degli iscritti dagli Ordini provinciali. Ma senza alcun riferimento alla tipologia delle violazioni deontologiche.

Chersevani intende quindi chiedere “al prossimo Consiglio nazionale di dicembre, a tutti i presidenti d’Ordine di fornire alla Fnomceo, l’elenco dei procedimenti avviati per comportamenti direttamente o indirettamente ascrivibili a reati di mafia”.

Tra le criticità indicate dalla Federazione ci sono la carenza di comunicazione tra le Procure, gli Ordini provinciali e la Fnomceo, a proposito della sussistenza e dell’esito dei procedimenti penali a carico degli iscritti agli Albi.
“Più volte – ammette Chersevani – abbiamo segnalato la questione alle autorità competenti”,  ma senza ottenere “un flusso informativo più fluido e continuo”.
Una situazione che mette gli Ordini in difficoltà.

Le ragioni? Il procedimento disciplinare deve iniziare d’ufficio a seguito di un procedimento penale.

Inoltre, gli Ordini hanno l’obbligo di inviare entro tre giorni un’allerta a livello europeo, sui provvedimenti che limitano o vietano l’esercizio della professione in Italia.
“Ma – dichiara Chersevani – se queste comunicazioni da parte delle Autorità Giudiziarie, anche se richieste dagli Ordini, non pervengono, diventa estremamente difficile lo svolgimento delle procedure disciplinari, ingenerando, tra l’altro, nell’opinione pubblica l’erronea percezione che gli Ordini non vogliano agire”.
Come reagire, dunque, al fatto che il mondo medico è a rischio di infiltrazioni mafiose e illegalità?
“La prevenzione e la lotta alla corruzione e alla illegalità, che sembrano trovare un terreno particolarmente fertile in sanità devono avvenire tramite un costante comportamento corretto di tutti gli attori coinvolti” secondo l’audizione.
 
 
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