Il Pm aveva richiesto l’archiviazione, ma il Gip, anche sulla base delle conclusioni di una consulenza di parte, ha ritenuto di disporre un approfondimento istruttorio sul decesso di un 67enne morto dopo il ricovero presso un ospedale privato

Il Giudice per le indagini preliminari di Rovigo ha disposto un supplemento di indagini sul decesso di un uomo di 67 anni, morto dopo il ricovero a fine 2017. Come ricostruisce RovigoOggi, l’uomo, un noto commerciante, si era svegliato il 28 dicembre di quell’anno con forti dolori addominali e nausea. Aveva quindi deciso di rimanere a letto assumendo un farmaco contro il vomito, che tuttavia non aveva sortito effetti.

A quel punto la moglie e la figlia avevano chiamato il 118. Portato in ospedale, il paziente era stato dimesso poco dopo con la prescrizione di una terapia antibiotica.  L’indomani, però, la situazione non era migliorata. L’uomo peraltro, aveva cominciato a palesare rossori diffusi su buona parte del corso. I familiari si erano quindi rivolti alla guardia medica, che aveva consigliato di sospendere la cura prescritta in Pronto soccorso e assumere un diverso antibiotico. Al persistere del malessere, la mattina successiva, su consiglio del medico di famiglia, i congiunti avevano nuovamente chiamato il 118.

Questa volta il 67enne, arrivato in ospedale, era stato sottoposto ad accertamenti più approfonditi che avevano indotto il personale medico a ricoverarlo d’urgenza in terapia intensiva. La sera stessa, poco prima della mezzanotte, era sopraggiunto il decesso.

I familiari – riferisce ancora RovigoOggi – avevano deciso di presentare un esposto alla magistratura e la Procura aveva aperto un’inchiesta sul caso. I consulenti incaricati dal Pm avevano concluso che il decesso era avvenuto per “shock settico con insufficienza multiorgano, sostenuto da colangite con pericolangite suppurativa e colecistite”. Secondo i periti, tuttavia, “gli elementi clinici-laboratoristici e strumentali a disposizione dei medici curanti non potevano consentire di provvedere la gravità e repentinità della successiva evoluzione clinica”. Da qui la richiesta di archiviazione del fascicolo da parte del Pm.

La consulenza di parte avrebbe invece evidenziato come, già al primo accesso in Pronto soccorso, la vittima presentasse chiari sintomi di colecistite acuta. Tale quadro clinico, peraltro relativo a un paziente affetto da diabete “ avrebbe dovuto imporre al personale  l’attuazione di un immediato ricovero in osservazione con inizia di terapia antibiotica”. Laddove questa non avesse sortito effetti, “sarebbe stato indicato effettuare subito un intervento chirurgico d’urgenza”. Anche in occasione del secondo accesso in pronto soccorso, inoltre, il paziente sarebbe stato fatto sostare per più di cinque ore in codice rosso. Essendo cosciente e collaborante, i medici avrebbero dovuto praticargli un “semplice ma risolutivo intervento di colecistectomia”.

Sulla base di tali è stata presentata opposizione alla richiesta di archiviazione e il Gip ha ritenuto necessario un approfondimento istruttorio.

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