I camici bianchi, assieme a due infermiere (assolte), erano accusati di aver agito con negligenza, imprudenza ed imperizia cagionando il decesso di un 75enne, morto dopo una colecistectomia laparoscopica sette anni fa in una clinica di Formia

Era morto dopo una colecistectomia laparoscopica, eseguita nell’ottobre del 2011 presso una clinica specialistica di Formia. Secondo quanto ricostruito, l’uomo, 75enne della provincia di Latina, aveva perso molto sangue durante l’operazione a causa della lesione di un vaso epatico. Ne sarebbe derivata una grave anemizzazione e una insufficienza cardio respiratoria terminale, che lo avrebbero portato al decesso.

La vicenda aveva visto il rinvio a giudizio, per omicidio colposo, di due medici e due infermiere. Erano accusati di aver cagionato la morte del paziente per colpa grave consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia. Durante l’operazione, infatti, secondo l’accusa, sarebbero insorte delle complicazioni, tra cui una colica biliare e una calcolosi della colecisti.

I medici, tuttavia, avrebbero proseguito l’intervento senza cambiare tecnica, provocando la lesione del vaso epatico.

Sempre secondo l’ipotesi accusatoria riportata da Latina quotidiano, inoltre, anche il monitoraggio clinico e strumentale seguito all’intervento sarebbe stato insufficiente. Non sarebbero, infatti, stati  rilevati i parametri clinici vitali, l’emocromo, il funzionamento e i controlli del drenaggio, nonché  l’andamento della corporatura corporea.

Il processo si è svolto davanti al giudice monocratico del Tribunale di Latina. Il Pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati. La domanda è stata accolta solamente per le due infermiere. Condanna, invece, a sei mesi di reclusione per il primario di chirurgia e per l’aiuto chirurgo. Disposto, inoltre, un risarcimento per i familiari della vittima, costituitisi parte civile. Si attendono ora le motivazioni della sentenza.

 

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