La donna aveva scoperto da poco il decesso del secondo figlio, di cui stava programmando la nascita con parto cesareo

Sarà l’autopsia a fare luce sulla tragica vicenda di una giovane 24enne di Senigallia, deceduta mercoledì scorso, poche ore dopo aver scoperto che il bambino che portava in grembo era morto già da diverse ore, forse due giorni.

La ragazza, alla 39esima settimana di gestazione, si era recata all’Ospedale di Fano per programmare il taglio cesareo da cui sarebbe dovuto nascere il secondogenito. Solo due settimane prima una visita svolta presso il nosocomio di Senigallia non aveva evidenziato particolari problemi, al di là di una forte anemia.

Durante il monitoraggio presso la struttura sanitaria fanese la drammatica scoperta della morte del nascituro e l’immediato ricovero per l’espulsione del feto. Secondo quanto denunciato dal marito della donna, i sanitari avrebbero deciso di indurre l’espulsione in maniera naturale con l’aiuto di alcuni farmaci, riservandosi l’opzione del cesareo solo in caso di complicazioni. La donna tuttavia avrebbe iniziato ad accusare dolori sempre più insistenti, per poi iniziare a vomitare, rannicchiandosi su un lato e assumendo un colore violaceo in volto, fino a perdere i sensi. I medici avrebbero tentato di rianimarla per circa 75 minuti, senza riuscire a evitare il decesso.

Il coniuge, che ha assistito impotente al decesso della moglie ha deciso di sporgere denuncia. La Procura ha aperto un fascicolo, disponendo il sequestro della cartella clinica e iscrivendo i sanitari coinvolti nella vicenda nel registro degli indagati; un atto dovuto che consentirà loro di nominare dei propri consulenti per assistere all’esame autoptico, in programma nelle prossime ore.

Per i familiari della vittima la morte sarebbe riconducibile a una complicazione derivante dall’aborto indotto, forse un’embolia. I sanitari ritengono invece che il decesso sia dovuto a una setticemia causata dalla presenza del feto morto.

La direzione dell’Ospedale ha, in ogni caso, nominato una Commissione interna per accertare i fatti e ricostruire nel dettaglio le procedure adottate che, secondo quanto fatto sapere in una nota, sarebbero quelle in applicazione alle linee guida internazionali esistenti in considerazione delle condizioni della paziente e dei dati delle indagini eseguite.

Sul caso ha aperto una procedura anche il Ministero della Salute; il Ministro Lorenzin ha reso noto di aver inviato a Fano una task force, ai sensi dell’art. 4 del Regolamento di funzionamento dell’Unità di crisi di cui al D.M. 27 marzo 2015.

 

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