Depenalizzato il reato di atti osceni in luogo pubblico; ma per chi viene sorpreso ammende amministrative fino a 30mila euro

Avere rapporti sessuali in strada non costituisce più reato, neanche se commessi in un’area illuminata. Lo ha confermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 41731 depositata lo scorso 5 ottobre. Il reato di ‘atti osceni in luogo pubblico’, infatti, che si tratti di masturbazione o rapporti sessuali, è stato depenalizzato dall’art. 2 del decreto legislativo n. 8 del 2016, che cataloga la fattispecie come illecito amministrativo punibile con una sanzione pecuniaria dai 5 ai 30mila euro.

La Suprema Corte si è espressa in merito al caso di due stranieri colti in fragrante a consumare atti sessuali a Bologna su una via pubblica e condannati sia in primo che in secondo grado di giudizio alla pena di tre mesi di reclusione. La coppia aveva tentato, invano, di farsi riconoscere una serie di attenuanti quali la circostanza che il loro rapporto non sarebbe stato bene visibile a causa della scarsa illuminazione della strada.

Che la strada fosse illuminata o no, i giudici della terza sezione penale del Palazzaccio hanno decretato la chiusura della vicenda iniziata nel 2007, annullando senza rinvio le decisioni del Tribunale e della Corte d’Appello proprio in virtù della sopraggiunta depenalizzazione del reato previsto dall’art. 527 del codice penale in materia di atti osceni o contrari al comune pudore. I due cittadini stranieri, peraltro, non saranno costretti a pagare nessuna ammenda in quanto nel frattempo, col passare degli anni, la violazione è caduta in prescrizione.

Tuttavia, occorre ricordare che il secondo comma dell’art. 527 del codice penale, così come mendato dal decreto legislativo n. 8 di inizio anno, prevede la misura del carcere, nello specifico da quattro mesi a quattro anni e sei mesi di reclusione, se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano.

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