Un caso emblematico di come una consulenza possa influenzare l’esito di un risarcimento. A causa di questa CTU (che si allega) la paziente chiude la transazione prima della sentenza a soli 15 mila euro per timori che definirei inesistenti e a causa della assurda presa di posizione del Ctu che non ha mai creduto alla storia della paziente.

Non vi voglio tenere sulle spine ed in sintesi vi racconto quanto accaduto. Si tratta della storia di una mia paziente che dopo aver perso una causa penale mi raccontava i fatti per avere una mia opinione. Leggendo la documentazione sanitaria insieme alla relazione medico legale del consulente del PM mi rendevo conto di due fatti importanti:

  • Errore di giudizio del consulente sulla rilevanza penale dei sanitari;
  • Che la signora a fronte di una legatura delle tube (così come indicato nel consenso anestesiologico) aveva subito una salpingectomia (sezione delle tube)

Telefono alla paziente e prima di entrare nel merito le domandai se sapesse come l’avessero sterilizzata? Rispose di si affermando di aver subito una legatura delle tube e che già si era pentita e stava pensando di farsele riaprire. Le confessai che non sarebbe stato possibile in quanto le tube non erano state legate bensì recise. La donna cadde in depressione e decise di affidare il caso al sottoscritto e ad un avvocato di ns fiducia per richiedere un risarcimento alla struttura.

Instaurato il giudizio, dopo varie udienze utili ad esplorare, tra l’altro, la prova dell’adeguata informativa data dai sanitari alla paziente (la quale prima del parto programmato con TC, in considerazione della dilatazione cervicale al momento del ricovero, aveva chiesto di provare a partorire per le vie naturali), si giunge alla nomina del CTU che redigeva la relazione che potete leggere in allegato in calce alla presente.

Il Consulente, grazie all’ausilio di saggio specialista ginecologo, concludeva affermando l’esistenza di «malpractice» nella gestione della complicanza (o evento avverso) valutando il 5% il danno biologico derivatone, che andava tentato un parto spontaneo di prova e che non vi erano situazioni fisiche della partoriente che lo impedivano; ma, udite udite…, che siccome la paziente aveva deciso di fare un taglio cesareo oltre che di sterilizzarsi, non poteva essere riconosciuto un risarcimento da perdita di fertilità.

Quest’ultimo passaggio potrebbe essere incomprensibile se non elencassi le accuse fatte nella mia relazione di parte, ossia che:

  • La paziente era stata consigliata inadeguatamente dal proprio ginecologo curante di:
  • Necessitare di parto cesareo dopo il precedente;
  • Di poter risolvere il problema della cefalea subcontinua che aveva prima della gravidanza eliminando l’assunzione degli anticoncezionali (che assumeva, evidentemente, prima della gravidanza desiderata);
  • Senza un taglio cesareo non avrebbe effettuato una sterilizzazione (visto che il suo ginecologo Le aveva consigliato di sterilizzarsi proprio perché effettuava un TC);
  • Esisteva un grave vizio di informazione della paziente.
  • Dunque andava risarcito il danno da sterilità, da esiti post chirurgici dell’ematoma retro-tubarico, da patologia psichiatrica riscontrata dallo specialista che l’ha presa in cura dopo che la perizianda ha saputo della sterilizzazione definitiva subita a sua insaputa.

Dopo l’invio della bozza peritale alle parti, venivano inviate le note alla ctu (che si allegano in calce) alle quali parzialmente risponde nella relazione definitiva (che si allega) e dove, purtroppo, si evidenzia un vero delirio medico legale che a parere dello scrivente rappresenta una “deriva medico legale” per più motivi:

  • Il ctu si definisce adeguato alla stregua di uno specialista psichiatra solo perché svolge la propria attività di medico legale anche istituzionale da più di 20 anni e perché dal colloquio peritale non ha evidenziato una patologia psichiatrica;
  • Il ctu si permette di valutare le intenzioni della perizianda solo esaminando dei fogli precompilati di consenso senza considerare quanto affermato dalla paziente e quanto scritto dal proprio ausiliario ginecologo andando a sconfinare nel ruolo del Giudice e palesando la propria convinzione sulla non concretezza di quanto dichiarando dalla paziente.

Mi scusino i colleghi medico legali se esterno e pubblico queste mie pesanti riflessioni, ma la deriva succitata è conseguenza sia della mancata vigilanza (o voglia di vigilare) dei Giudici che dovrebbero “confinare” tali consulenti che dalla mancanza di pene ben definite per i consulenti d’ufficio che non fanno bene il proprio lavoro in quanto o incapaci o negligenti.

Mi convinco sempre più che necessita creare un seminario permanente di “Metodologia” medico legale per tutti i medici che fanno attività forense affinchè il CTU sia veramente di aiuto alla Giustizia e non un peso per essa e un danno per le parti coinvolte nei processi. Si continua a reputare opportuno un cambiamento dell’art. 64 c.p.c. dove al posto del termine “colpa grave” si inserisca il termine “colpa” e …basta. Tale modifica scoraggerebbe i consulenti ad accettare l’incarico peritale se non pienamente coscienti della capacità a svolgerlo!

E’ evidente che saranno accettate serenamente le critiche e le osservazioni dei colleghi medico legali e degli avvocati.

Si allegano i file della CTU definitiva e delle note critiche di parte attrice affinchè si ripercorra la storia della sig.ra R. e si possa valutare quanto su riferito dal sottoscritto.

 Dr. Carmelo Galipò

Scarica la Ctu e le note critiche

CTU definitiva per R.C.

Note critiche alla CTU del dr Z. per R.C.

5 Commenti

  1. Noi del Collegio Periti Italiani lo abbiamo definito il “morbo della padreternita acuta”. Purtroppo non si riescono a far capire a molti nostri colleghi che non hanno solo una scarsa preparazione tecnica ma una assoluta non conoscenza di quelle norme giuridiche che non si può non conoscere se si è CTU o CTP. Nei nostri corsi (solo 20 ore) cerchiamo di cambiare la situazione ma a chi si crede Pico della Mirandola cosa gli vuoi fare…?

    • Carissimo Alessio hai tanta di quella ragione che non si riesce a contenere! Purtroppo la questione è diventata insostenibile e ci vorrebbe l’aiuto di un gruppo folto di psichiatri forensi per approntare le cure per questi disturbi “deliranti”.
      Buon lavoro

  2. LE CTU , specialmente in tema di separazione , spesso e volentieri sono fatte all’acqua di rose. La cosa che più fa incazzare e lascia l’amaro in bocca che spesso si leggono relazioni peritali che stravolgono completamente quanto detto dagli attori e si nota chiaramente che il CTU con la sua penna ha praterie estese per scrivere , ebene si, minchiate…..LA PSICOLOGIA NON E’ UNA SCIENZA E TANTO PIU’ SI DISCOSTA DALLA REALTA’ TANTO PIU’ E’ NEGATIVA E ASTRATTA. se poi fai ricorso all’ORDINE DEGLI PSICOLOGI PASSANO MINIMO UN ANNO PRIMA CHE SI ESPRIMANO….e questo sig.ri tutelano i minori ????…..no comment… SPECIALMENTE ORDINE DI MILANO PER ESPERIENZA PER RISPONDERE AD UN ESPOSTO PASSA TANTO TEMPO CHE IL FIGLIO DIVENTA MAGGIORENNE….DOVREBBE CHIUDERE SUBITO QUELL’ORDINE E LA PROCURA APRIRE SUBITO UN’INDAGINE SU RICORSI IN ESSERE CONTRO GLI ISCRITTI.

    • Caro Simone purtroppo le discrasie giuridiche legate a ctu inadeguate sono tante e invadono ogni settore medicolegale/argomento.
      Sarebbe necessaria una riforma come il sottoscritto ha consigliato sulle pagine di questo giornale.

    • Gentile Simone, come CTU Psicologa mi trovo a non condividere il Suo commento contro la SCIENZA PSICOLOGICA invitandola ad informarsi prima di emettere sentenze su ambiti probabilmente sconosciuti. A tal proposito basta semplicemente andare su Wikipedia per avere delle buone informazioni: “La psicologia è la scienza che studia i processi psichici, mentali, e cognitivi nelle loro componenti consce e inconsce[1], attraverso l’uso del metodo scientifico e/o appoggiandosi ad una prospettiva soggettiva intrapersonale. Tale studio riguarda quindi i processi cognitivi e intrapsichici dell’individuo, il comportamento umano individuale e di gruppo, e i rapporti tra il soggetto e l’ambiente.
      Attualmente la psicologia è una disciplina composita; i suoi metodi di ricerca sono sperimentali (di laboratorio o sul campo) oppure etnograficamente orientati (ad esempio: alcuni approcci della psicologia culturale); hanno una dimensione individuale (ad esempio: studi di psicofisica, psicoterapia individuale, ecc.) oppure una maggiore attenzione all’aspetto sociale e di gruppo (ad esempio: lo studio delle dinamiche psicologiche nelle organizzazioni, la psicologia del lavoro, ecc.). Queste diversità di approccio hanno prodotto diverse sottodiscipline psicologiche, con differenti matrici epistemologico-culturali di riferimento. In particolare l’uso del metodo scientifico in taluni ambiti si evidenzia nell’osservazione/misurazione dall’esterno dei fenomeni psichici-cognitivi e all’uso congiunto della statistica come strumento di analisi dei dati rilevati[2].
      La psicologia si differenzia dalla psichiatria, che è una disciplina medica, focalizzata sull’intervento di tipo farmacologico in merito ai disturbi psicopatologici, in comune però con la psicologia clinica e i relativi interventi psicoterapeutici.”
      Le esperienze negative vanno circoscritte alle persone incompetenti che si incontrano, non a tutta una categoria!
      Saluti
      Maria Cristina Passanante
      CTU Tribunale di Marsala
      CT Procura di Marsala

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