I giudici della Cassazione, con una recente ordinanza (n. 1280/2018), hanno chiarito che rientra nel concetto di circolazione stradale, ai fini dell’operatività della polizza RCA, anche la posizione di arresto del veicolo

Un automobilista ricorre per la cassazione della sentenza con cui la Corte d’Appello di Brescia aveva respinto la domanda di manleva da lui proposta nei confronti della propria compagnia di assicurazioni RCA per essere tenuto indenne dalla condanna al risarcimento del danno che, in relazione al medesimo incidente, già il giudice di primo grado, aveva pronunciato in favore della moglie per il decesso della figlia e di un’altra donna per le lesioni subite dalle figlie minori, presenti nell’auto.

Si legge nella sentenza della Cassazione che i drammatici eventi si verificarono in quanto – dopo che l’uomo aveva parcheggiato l’autovettura della moglie (da lui condotta) su una pendenza adiacente al prato (di sua proprietà) nel quale era andato a svolgere lavori all’aperto, allontanandosi dal luogo della sosta – le bambine erano salite sull’autoveicolo che, a motore spento, aveva iniziato a muoversi, prendendo velocità ed andando a schiantarsi contro la porta della cascina posta alla fine della discesa, con conseguente decesso della figlia minore e gravi lesioni delle due amichette.

Allora, l’uomo chiamò in causa la compagnia di assicurazione per la RCA dell’autovettura, per essere manlevato dalle pretese delle controparti.

La polizza non copre l’incidente verificatosi in un’area privata

Il giudice di primo grado accolse la domanda risarcitoria, accertando la sua responsabilità e condannando l’uomo a risarcire il danno per perdita parentale in favore delle due donne, ma respinse la domanda di manleva spiegata nei confronti della società, assumendo che il sinistro non era garantito dalla polizza RCA, in quanto si era verificato in un’area privata ed al di fuori della circolazione stradale.

I giudici dell’appello confermarono detta sentenza concordando, in motivazione, sull’esclusione dell’operatività della polizza, “non essendosi il sinistro verificato nell’ambito della circolazione stradale”, “concetto che ricorre solo in area pubblica o destinata al pubblico transito, ossia accessibile ad un numero indeterminato di persone” che mai potrebbe identificarsi con un’area privata qual è il prato che circonda una cascina accessibile soltanto ai proprietari, loro parenti o conoscenti.

La decisione della Cassazione

Il Collegio osserva che, effettivamente, la sentenza impugnata non da affatto conto del contenuto del contratto di assicurazione che, dopo aver richiamato “i rischi della responsabilità civile per i quali è obbligatoria l’assicurazione“, prevede espressamente nell’art. 1, primo cpv, che “l’assicurazione copre anche la responsabilità civile per i danni causati dalla circolazione dei veicoli in aree private.

I giudici d’appello, pertanto, sono incorsi nel vizio di motivazione.

Al riguardo, i giudici della Cassazione hanno, altresì, aggiunto che “l’art. 2054 c.c., non va inteso nel senso di ancorare l’operatività della garanzia assicurativa alla mera occasione dell’allocazione del veicolo sulla strada pubblica o su area ad essa parificata; quanto piuttosto valorizzare proprio quella interazione tra veicolo e circolazione che è il fondamento della particolare ipotesi di responsabilità “da attività pericolosa” che è quella di cui all’art. 2054 c.c..

E poiché il “veicolo” deve essere considerato, in tutte le sue componenti e con tutte le caratteristiche, strutturali e funzionali (…), deve dirsi che “l’uso” che di esso si compia su aree destinate alla circolazione – sempre che sia quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo può avere – costituisce “circolazione del veicolo” stesso ai sensi dell’art. 2054 c.c.: ragione per cui la copertura assicurativa deve riguardare tutte le attività cui il veicolo è destinato e per cui lo stesso circola su strada di uso pubblico o su area equiparata.

La posizione di arresto del veicolo e la copertura assicurativa

In definitiva, va affermato il principio secondo cui nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’art. 2054 c.c. è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni cui il veicolo è destinato a compiere e per il quale esso può circolare nelle strade.

Ne consegue che per l’operatività della garanzia per la RCA è necessario il mantenimento da parte del veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull’area ad essa parificata, delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità (…) risultando, invece, indifferente l’uso che in concreto si faccia di esso, sempreché che rientri in quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo stesso può avere.” (cfr. Cass. SU 8620/2015; Cass. 3527/2016).

Il principio è stato ancor più recentemente confermato laddove si è detto che “rientrano nel concetto di circolazione stradale ex art. 2054 c.c., dando luogo all’applicabilità della normativa sull’assicurazione per la RCA, anche la sosta nonché, quando avvengono sulla via pubblica, le operazioni di carico o scarico del veicolo – in funzione del suo avvio alla circolazione – ovvero qualsiasi atto di movimentazione di esso o delle sue parti (quale apertura, chiusura sportelli, ecc.)” (cfr. Cass. 27759 /2017).

La redazione giuridica

 

Leggi anche:

AUTO FERMA IN CORTILE: L’ASSICURAZIONE DEVE ESSERE PAGATA?

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui