Ai fini del rimborso Irap l’autonoma organizzazione si configura se il professionista impiega beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione

La Cassazione, con la sentenza n. 22346/2018, si è pronunciata sul contenzioso tra l’Agenzia delle Entrate e un architetto in materia di rimborso IRAP. Il professionista, in particolare, aveva richiesto la restituzione dell’imposta versata tra il 1999 e il 2004. Il ricorso, presentato a fronte del silenzio opposto dall’amministrazione finanziaria, era stato accolto in primo grado.

La decisione era stata confermata anche in sede di appello dalla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna. Questa si era richiamata alle indicazioni emergenti dalla sentenza n. 156/2001 della Corte Costituzionale. Per la Consulta, infatti, i lavoratori autonomi e professionisti sono assoggettati all’Irap solo in quanto svolgano attività con organizzazione di capitali o con lavoro altrui.

Nel caso in esame la CTR aveva sottolineato l’assenza, risultante dalla documentazione in atti, di struttura organizzativa, ausilio di dipendenti e impiego di capitali. Il professionista, infatti, utilizzava uno studio di modeste dimensioni all’interno della propria abitazione e di pochi beni strumentali di scarso valore.

Nel ricorrere per cassazione, l’Agenzia delle Entrate lamentava violazione e falsa applicazione della normativa vigente in materia.

Il Giudice a quo, infatti, non avrebbe applicato il principio di diritto dettato in sede di legittimità secondo cui l’esercizio del lavoro autonomo sarebbe escluso dall’applicazione dell’IRAP soltanto in assenza di attività autonomamente organizzata. In tal caso, l’onere della prova dell’assenza delle condizioni di legge, graverebbe sul contribuente.

La Commissione Tributaria, inoltre, avrebbe ritenuto ravvisabile l’autonomia organizzativa “soltanto ogniqualvolta l’assetto organizzativo predisposto dal professionista sia tale da consentire lo svolgimento dell’attività anche senza il suo diretto e personale intervento”.

La Suprema Corte ha ritenuto, tuttavia, di non aderire alle argomentazioni proposte, respingendo il ricorso in quanto infondato.

Gli Ermellini, richiamandosi alla giurisprudenza di legittimità, hanno ribadito i requisiti necessari affinché sia ravvisabile l’autonoma organizzazione. Specificamente, il contribuente deve essere, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non deve essere inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse.

Inoltre deve impiegare beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione. Oppure deve avvalersi, non occasionalmente, di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.

Alla luce di tali principi, stabiliti dalla Sezioni Unite, i Giudici del Palazzaccio non hanno dunque ritenuto di accogliere l’impugnazione presentata.

 

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