I genitori di un bambino nato prematuramente chiedono il risarcimento del danno causato, a loro avviso, da un ritardo nel trasferimento del piccolo presso una struttura più attrezzata

Circa tre milioni di euro. E’ la pretesa risarcitoria avanzata nei confronti della Asl di Frosinone dai genitori di un bambino di sette anni che versa in stato neurovegetativo. Una condizione determinata, secondo la famiglia, dal ritardo nel trasferimento presso una struttura attrezzata per far fronte alle sue precarie condizioni di salute subito dopo la nascita.  Il piccolo, infatti, venuto alla luce prematuramente alla 28esima settimana di gestazione, era sottopeso e presentava gravi problemi respiratori.
La vicenda, risalente al luglio del 2012, è ricostruita da Frosinonetoday. La madre si era recata in ospedale a Cassino lamentando dolori all’addome. I medici, secondo quanto raccontato dalla donna, le avrebbero diagnosticato una colica, somministrandole un antidolorifico.

La gestante sarebbe quindi tornata a casa ma i dolori non si sarebbero placati, anzi sarebbero aumentati.

Recatasi nuovamente in ospedale la paziente sarebbe stata visitata e il personale sanitario, a quel punto, si sarebbe accorto che stava per partorire. Stante la posizione podalica del feto venne sottoposta a un cesareo d’urgenza.
La situazione clinica del neonato, tuttavia, avrebbe richiesto le cure di un altro presidio sanitario, maggiormente attrezzato. Ma il nosocomio di Cassino non sarebbe stato dotato della cosiddetta ‘cicogna’, ovvero l’ambulanza pediatrica necessaria per il  trasporto del piccolo.
Il ritardo nel trasferimento – secondo l’ipotesi dei genitori, supportata da una perizia medico legale di parte – avrebbe determinato danni permanenti al bambino. Da qui la citazione in giudizio e la richiesta di risarcimento nei confronti dell’Azienda sanitaria.
 
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