È di pochi giorni fa una notizia che potrebbe rappresentare uno dei più grandi scandali del settore medico-farmaceutico italiano

Secondo quanto emerso da un’indagine Codacons, 10 delle più importanti aziende farmaceutiche operanti sul territorio nazionale avrebbero versato circa 59,1 ml a 3044 a medici operanti nella capitale, attraverso finanziamenti e sussidi.
Stando ai numeri si tratterebbe di un vero e proprio scandalo: più di 32.600 tra dottori, fondazioni e ospedali, avrebbero complessivamente percepito tra il 2015 e il 2017, 163.664.432,70 euro, a titolo di accordi di sponsorizzazione, donazioni, viaggi, quote di iscrizione, corrispettivi e consulenze. Tra questi solo 3044 sarebbero medici romani.

Il caso, è attualmente sotto la lente d’ingrandimento dell’Anticorruzione, visti i numeri a dir poco impressionanti.

L’esposto sarebbe partito proprio dall’associazione dei medici italiani che avrebbe chiesto di verificare, attraverso un’apposita istruttoria, la correttezza delle sovvenzioni, paventando una possibile violazione dell’’art. 30 del Codice deontologico medico il quale impone al professionista di “evitare ogni condizione nella quale il giudizio professionale riguardante l’interesse primario, qual è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato da un interesse secondario” e altresì, di “dichiarare in maniera esplicita il tipo di rapporto che potrebbe influenzare le sue scelte consentendo al destinatario di queste una valutazione critica consapevole.”
A tal proposito, sul sito della associazione è possibile visualizzare l’elenco completo dei medici, divisi per comune, nonché delle fondazioni e degli ospedali romani e dell’intero Lazio, che negli anni, oggetto di indagine, avrebbero percepito quelle ingenti somme.
Lo scopo è quello di garantire la trasparenza e dunque, consentire a tutti i cittadini e pazienti laziali di poter verificare da sé i rapporti tra il proprio medico e le case farmaceutiche.
Ma non è tutto.
L’autorità garante dei diritti dei consumatori, il Codacons, avrebbe rinnovato, negli ultimi giorni, la richiesta agli Ordini professionali del settore sanitario di tutte le province della regione, di imporre ai propri medici l’obbligo di pubblicare, all’interno dei rispettivi studi professionali, i loro rapporti con le aziende farmaceutiche; così come pure sarebbe stata fatta richiesta ad Asl e operatori della Guardia di Finanza di verificare e registrare le eventuali prescrizioni “sospette”.
 
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