Sul personale non docente, fondamentale nelle scuole autonome, si sta operando una sorta di accanimento: la legge di Stabilità 2015 ha tagliato le supplenze dei primi sette giorni di assenza e sono bastati pochi giorni di lezione per mandare le scuole in difficoltà, in particolare quelle con meno personale, già ridotto all’osso dai 47 mila tagli decisi dall’ultimo Governo Berlusconi. Sono decisioni miopi, ideate da contabili che non conoscono la scuola. Perché mancando un impiegato o un collaboratore scolastico, possono diventare complicate pure le fasi di apertura e chiusura. Per non parlare dell’igiene. Non va meglio nelle segreterie, dove si bloccano le pratiche amministrative, il supporto al preside, ai docenti, agli studenti e alle famiglie. Marcello Pacifico, Presidente Anief (Associazione sindacale professionale): «chiediamo ai dirigenti scolastici di segnalarci le situazioni di criticità, perché il malfunzionamento va monitorato e segnalato con sollecitudine. Altrimenti con i primi malanni stagionali e le assenze in contemporanea di più unità di personale, la situazione potrebbe sfuggire di mano».

L’anno scolastico è appena iniziato ma giungono già diversi casi di istituti in seria crisi organizzativi: oltre ai ritardi per la mancata convocazione di una bella fetta dei 100 mila docenti supplenti annuali, che stanno costringendo migliaia di istituti ad adottare un orario ridotto e spesso lasciano gli alunni disabili privi del sostegno di cui hanno diritto, in questi giorni gli istituti stanno sperimentando sulla loro pelle i tagli alle supplenze “brevi”, introdotti dal comma 332 della Legge di Stabilità 2015 (L.190/14 art.1). La norma, approvata in regime di «spending review» a fine 2014, prevede che «a decorrere dal 1° settembre 2015, i dirigenti scolastici  non possono conferire le supplenze brevi» nei confronti del «personale  appartenente  al  profilo  professionale   di   assistente amministrativo, salvo che presso le istituzioni  scolastiche  il  cui relativo organico di diritto abbia meno di tre  posti» e va applicata anche nei confronti «del personale appartenente al profilo di assistente tecnico» e del «personale appartenente al profilo di  collaboratore  scolastico,  per i primi sette  giorni di assenza». Nel comma successivo, il 333, il divieto riguarda pure le assenze del primo giorno dei docenti assenti, con immaginabili conseguenze per la sorveglianza e le attività dei bambini iscritti alla scuola dell’infanzia, dove è già scoppiato il caos. In entrambi i casi di assenza del lavoratore, Ata o docenti, la mancata supplenza riguarda anche i frequenti permessi giornalieri di cui usufruiscono i dipendenti con invalidità o che si fanno carico dell’assistenza esclusiva ad una persona non autosufficiente (Legge 104/92).

Per il sindacato, si tratta di decisioni miopi, ideate da contabili che non conoscono la scuola, a cui i tagli agli organici Ata dell’ultimo triennio hanno fatto perdere già 47 mila posti. E ora, con gli organici già ridotti all’osso, sono bastate meno di due settimane di lezione per mettere in ginocchio tanti istituti. Le prime a segnare il passo sono state le sedi con pochi bidelli: mancandone solo uno, il servizio va in sofferenza. Al punto che possono diventare già diventare complicate le fasi di apertura e chiusura della scuola. Per non parlare di quelle di igieniche, da cui possono anche scaturite danni alla salute. L’allarme è già suonato. Si fanno sentire la scuole liguri, che a partire dai plessi dell’entroterra, ma pure alcuni del capoluogo, rischieranno, se il bidello si ammala, di non aprire. La scuola, cioè, rimarrà chiusa, perché – scrive La Repubblica- nessuno, fisicamente, la aprirà.  E se anche il dirigente stesso, o un suo emissario, facesse il giro delle scuole di un plesso, al mattino, con le scuole magari disseminate in Comuni diversi, e aprissero i portoni, il servizio non potrebbe svolgersi per mancanza di sicurezza”. Il risultato, anche nelle altre regioni, è quello riscontrato in occasione dell’adesione allo sciopero da parte dell’unico collaboratore scolastico in servizio: non potendolo sostituire, la scuola chiude. Non va meglio nelle segreterie, dove la mancanza di personale rende difficoltosa la conduzione delle pratiche amministrative, il supporto al preside, al personale docente, agli studenti e alle famiglie. Lo stesso vale per i laboratori, dove l’assenza del tecnico determina non pochi problemi, sino alla sospensione dell’attività didattica.

Più giorni passano e più la decisione di privare le scuole della possibilità di nominare un supplente, in caso di assenza per pochi giorni del titolare, diventa incomprensibile. Perché negli 8.500 istituti italiani operano circa 48 mila amministrativi, oltre 16 mila assistenti tecnici e quasi 132 mila collaboratori scolastici. Considerando che i plessi scolastici sono più di 40 mila, viene da sé che l’assenza non “coperta” di uno o più giorni conduce a conseguenze pesanti. A rendere ancora più paradossale la situazione è che la riforma approvata a metà luglio ha intensificato i compiti del personale Ata, già moltiplicati con la scuola dell’Autonomia che ha decentrato miriadi di competenze sino a pochi anni fa in carico agli uffici scolastici locali:  nella Legge 107/15 è infatti previsto che il miglioramento dell’offerta formativa, l’ampliamento del tempo-scuola, l’apertura pomeridiana degli istituti, l’incremento delle esercitazioni in laboratorio, poggino sull’apporto del personale Ata (anche attraverso uno specifico surplus di organico, che verrà indicato nei prossimi giorni attraverso il cosiddetto “potenziamento” redatto dai collegi dei docenti). Confermando, quindi, l’apporto fondamentale degli Ata per il buon funzionamento organizzativo e le necessità didattiche degli istituti. «Proprio per meglio conoscere le conseguenze negative di questa scellerata scelta, di non sostituire il personale Ata fino al settimo giorno di assenza – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief –, il nostro sindacato ha deciso di scrivere a tutti i dirigenti scolastici italiani per sollecitarli a denunciare tutti i casi di mala-scuola derivante proprio dal comma 332 della Legge 190/14. Perché il malfunzionamento delle segreterie, dei laboratori didattici e dei servizi assicurati dai collaboratori scolastici vada monitorato e denunciato con sollecitudine. In mancanza di un’amministrazione responsabile, abbiamo sentito il dovere di portare avanti questo impegno».

Il giovane sindacato rammenta che sugli Ata si sta operando una sorta di accanimento: quest’anno non abbiamo assistito nemmeno al turn over, circa 6.200 amministrativi, tecnici e ausiliari, per via del paventato passaggio del personale soprannumerario delle province su quei posti che ha bloccato tutto. E a causa di questa possibilità, sono state ridotte anche le supplenze annuali, illegittimamente limitate al 30 giugno poiché effettuate su posti vacanti, e costringendo il sindacato ad avviare una class action – contro Mef e Miur – finalizzata a salvare le immissioni in ruolo di questo personale della scuola praticamente dimenticato dalle istituzioni. L’obiettivo del ricorso è ottenere dai Tribunali l’assunzione per tutti coloro che, operando all’interno delle strutture pubbliche da oltre 36 mesi di servizio, anche non continuativi, risultano ad oggi esclusi senza alcuna motivazione valida dal piano straordinario di assunzioni. Il contenzioso prevede, inoltre, adeguati risarcimenti per la perdurante ed immotivata condizione di precarietà. E ciò a dispetto di quanto indicato nella Legge 128 dell’8 novembre 2013, nella quale, all’articolo 15, che ha “definito un piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA, per gli anni 2014-2016”, e della stessa Legge 190/2014, che al comma 5 ha previsto lo stanziamento di un apposito fondo nazionale proprio per le assunzioni di tutte le categorie che operano nella scuola. Ai giudici verrà poi chiesto per quale motivo tutto il personale amministrativo, tecnico, ausiliario ed educativo non risulta ad oggi compreso nei meccanismi premiali della Legge di riforma 107/15.

Sono circa 28 mila le immissioni in ruolo possibili per il personale Ata: i 3.643 posti al 31 agosto 2015, cui si aggiungono i 12.735 posti per supplenze annuali al 30 giugno e i 6.243 di posti che dal 1° settembre 2015 si libereranno per via dei pensionamenti. Poi ci sono i 5.182 derivanti dall’adeguamento, previsto dal Miur attraverso la circolare della direzione del personale di Viale Trastevere n. 22173 de 27 luglio scorso relativa all’organico di fatto Ata del prossimo anno scolastico. Sempre il sindacato, è passato alle vie legali, per chiedere all’amministrazione i motivi che hanno impedito di emanare un bando di concorso, che manca da 15 anni, per immettere in ruolo i Direttori dei servizi generali ed amministrativi, a fronte di circa mille posti vacanti: eppure si tratta di figure professionali centrali, perché affiancano quotidianamente i dirigenti nella conduzione economica e organizzativa della scuola. Figure che da troppo tempo vengono affidate agli assistenti amministrativi con maggiore anzianità di servizio: dei lavoratori da encomiare, perché in cambio di una maggiorazione di stipendio minima, continuano a farsi carico di enormi responsabilità. E formazione adeguata, se non quella acquisita con abnegazione negli uffici scolastici, giorno dopo giorno. Anche per loro, per i «facenti funzione» da oltre tre anni sul posto vacante di Dsga, Anief ha predisposto uno specifico ricorso, perché vengano assunti a tempo indeterminato nel ruolo superiore. Come anche indicato dalla Corte di Giustizia europea.

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