L’intervista all’avvocato Angelo Fiore Tartaglia di Osservatorio Militare che fa luce sulle «malattie militari» contratte in ambito professionale dai soldati italiani. Dai teatri di guerra il bollettino medico parla chiaro: tumori maligni al rene, alla tiroide, al cervello, ai polmoni, al sangue, alle ossa, ai testicoli. Aree operative difficili in cui l’effetto dell’inquinamento da uranio impoverito degli ordigni bellici pesanti, si moltiplica all’ennesima potenza e le principali vittime sono i soldati che operano in quel preciso territorio.
Sul tema dei risarcimenti è chiaro: «Negli altri paesi europei queste cause sono state perse – spiega Tartaglia – in Italia invece molti malati sono stati risarciti senza problemi». In alcune cause risarcitorie, il giudice ha accertato sulla base delle prove delle parti, il giudizio che certe misure di protezione non sono state adottate. I militari non hanno avuto molte informazioni in merito ai rischi di contrarre malattie, una mancanza strutturale che genera quindi la responsabilità contrattuale utile per il risarcimento della vittima. 

In un comunicato del 15 aprile 2015, la Commissione Difesa della Camera dei deputati ha approvato la proposta di istituzione di una commissione di inchiesta monocamerale sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e da somministrazione di vaccini. La Commissione d’inchiesta, che riprenderà i lavori delle Commissioni di inchiesta costituite nelle passate legislature al Senato, dovrà prestare particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e a eventuali interazioni. Il presidente della Commissione Difesa, Elio Vito, ha sottolineato che nella votazione conclusiva si è registrata l’unanimità dei gruppi in Commissione ed ha espresso l’auspicio che l’Assemblea della Camera discuta il provvedimento in tempi brevi in modo che la Commissione d’inchiesta possa cominciare i suoi lavori quanto prima.

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