Riconosciuto il risarcimento ai congiunti di un uomo deceduto per un infarto acuto inizialmente scambiato per nevralgia. Per la Cassazione il nesso di causalità materiale non deve essere connesso all’evento morte, ma alla perdita del periodo di sopravvivenza del malato
Si era recato in Ospedale lamentando violenti dolori retrosternali ma era stato dimesso con la diagnosi di una semplice nevralgia. Il giorno successivo l’uomo era deceduto, dopo che una accertamento elettrocardiografico aveva riscontrato un infarto acuto.
I parenti della vittima avevano citato in giudizio l’Azienda sanitaria e il medico che aveva visitato il loro congiunto in occasione del primo ricovero. In primo grado il Tribunale aveva riconosciuto loro un risarcimento pari a circa 1 milione e 900mila euro.
La sentenza era stata ribaltata in sede di appello. La Corte territoriale aveva riconosciuto la negligenza e l’imperizia del sanitario per non aver disposto l’immediato ricovero del paziente, nonché gli esami strumentali previsti dall’arte medica.
Il CTU, tuttavia, aveva ritenuto che la prospettiva di vita del malcapitato, nella gravissima situazione anatomica e funzionale dell’organo cardiaco, non poteva ritenersi superiore all’anno. Inoltre, anche laddove la patologia fosse stata riconosciuta, la probabilità di morte intra-ricovero sarebbe stata intorno al 70-80%.
Il rapporto negligente e imperito del medico, pertanto, non poteva essere posto in rapporto causale con l’evento morte.
Sotto il profilo risarcitorio, quindi, non si poteva attribuire rilievo a eventuali differenze nella sopravvivenza quantificabili in periodi brevissimi. La sopravvivenza del paziente, secondo il perito, non poteva ritenersi più probabile della morte nemmeno nel breve periodo.
I familiari avevano quindi proposto ricorso davanti alla Suprema Corte di Cassazione lamentando la violazione o la falsa applicazione della normativa di rifermento.
I ricorrenti sottolineavano, in particolare, come alla vittima fosse stata negata la possibilità di vivere per un periodo più lungo. Ciò anche ammettendo la previsione del CTU rispetto all’aspettativa residua di vita di 3-12 mesi. Tale persistenza di chance di vita ‘era stata tranciata’ dalla condotta colposa del medico, ‘posto che l’evento mortale non si sarebbe verificato in maniera tanto anticipata se l’infarto fosse stato tempestivamente diagnosticato e trattato.
La Cassazione, con la sentenza n. 16919/2018 ha ritenuto il ricorso fondato. Gli Ermellini hanno sancito che l’omessa diagnosi di un processo morboso terminale ( in questo caso infarto acuto ) determina l’esistenza di un danno risarcibile se ha determinato la perdita della possibilità del paziente di vivere alcune settimane o alcuni mesi in più di quelli effettivamente vissuti.
Il nesso di causalità materiale non deve essere posto in relazione con l’evento morte in sé e per sé. Esso deve essere connesso con la perdita del periodo di sopravvivenza del malato. È rispetto a tale danno-evento che vanno valutate le conseguenze pregiudizievoli discendenti dall’aver privato il danneggiato della sopravvivenza anche per un periodo di vita limitato.
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Buongiorno sono la signora Boscarini coniugata Pantanella… vorrei comunicare con voi per una storia infinita…mio marito si trova a vivere con dolori constantemente giornalieri.. dopo aver subito 4 interventi che non hanno portato nessuna soluzione positiva…la sua storia è molto lunga per essere scritta… vorrei cortesemente poter parlare con qualcuno che ascoltandomi mi possa dire cosa fare… purtroppo non guido e mio marito non lo fa da l’ultimo intervento affrontato il 21-11-2017…La nostra vita sta diventando molto faticosa..io sono stufa di girare a destra e sinistra chiedendo di avere un aiuto…ora dovrei andare al CAD per una richiesta di riabilitazione.. spero che chi mi ascolterà potrà aiutarci.. perché abbiamo perso già molto tempo..visto che la domanda era già stata fatta il 17-1-2018..ma a chi mi sono rivolta non ha capito cosa richiedevo… perché il 31-1-2018 si è presentata al nostro domicilio una dottoressa… credendo di dover stabilire se mio marito necessitava di ricovero a lunga degenza…ma noi rimanemmo sorpresi perché non era quello che avevamo richiesto… Vi ringrazio in attesa di una vostra risposta… Boscarini Rita
Signora la sua email è errata, mi scriva a galipo@libero.it
Un caro saluto