Trattamento della tendinopatia achillea nel podista con laser Nd-YAG

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La passione per il jogging sta ormai dilagando e sono sempre di più le persone che ad ogni età dedicano parte del loro tempo libero alla corsa.

Gli effetti benefici di tale attività sono indiscussi. Correre fa bene! Il correre troppo o il correre con calzature non idonee o su superfici non ottimali, però, può recare alcuni danni a molti distretti corporei. Tra i più colpiti c’è il tendine di Achille. Struttura che ancora il muscolo tricipite serale (muscolo gellello mediale, muscolo gemello laterale e muscolo soleo) al calcagno e permette attraverso la flessione della caviglia di camminare e quindi di correre.

Il tendine di Achille qualche volta si rompe, ma è davvero raro. In effetti le lesioni di questo tendine avvengono spesso per traumi da contatto acuti o improvvise e velocissime elongazioni. Solitamente, invece, si arrecano più spesso microlesioni delle cellule tendinee che il nostro corpo ripara con apposizione di tessuto fibrotico in principio e nel tempo con vere e proprie calcificazioni. La corsa può determinare tali microlesioni.

Come sempre diciamo che la prevenzione è tutto, quindi prima di iniziare a correre occorre acquistare un paio di calzature che siano un buon supporto per il nostro piede. Attenzione, non bisogna sentire semplicemente la comodità delle scarpe, ma occorre approcciare all’acquisto sapendo quanti km circa si percorreranno al giorno, quanto pesiamo, quale tipo di appoggio ha il nostro piede (pronato, supinato o neutro) ed anche quanto vogliamo spendere. Come riferimento economico consiglio di spendere almeno 100 euro per scarpe da jogging che, solitamente, non vengono pubblicizzate. Infine, scegliete un centro vendita che abbia venditori esperti. Facile vedere l’esperienza dei venditori: chiedete loro di valutare il vostro piede e di dirvi se è neutro, pronato o supinato (voi ovviamente dovete saperlo a priori, ed è facile se vi sottoponete a un esame baropodometrico). Quello che vi dice la verità poi vi offrirà una vasta scelta di calzature e vi farà altre domande come: inizia ora a corre? Quanto pesa? Quanti km vuole correre al giorno e quante volte alla settimana?

Ma torniamo a chi soffre ORA di tendinite achillea. Dunque abbiamo detto come spesso si instaura tale patologia e cosa fare per prevenirla, ma il trattamento è cosa un poco più complessa. Questo perché i tendini sono scarsamente irrorati da capillari e il relativo apporto di nutrienti non è quasi mai abbastanza. Occorre quindi una terapia che veicoli nutrienti negli spazi extracellulari e che dreni dagli stessi spazi le concentrazioni chetoniche che determinano l’infiammazione.

La modalità di applicazione del laser Nd Yag sfrutta in modo ingegnoso e approfondito le conoscenze più all’avanguardia sulla trasmissione dell’energia all’interno dei tessuti corporei. Prevede ad esempio l’applicazione di scansioni manuali veloci o lente, attraverso le quali è possibile privilegiare la trasmissione dell’energia per via luminosa o termica, a seconda della fase di applicazione del trattamento, e dell’effetto che si desidera ottenere. Permette inoltre di sfruttare diverse frequenze di ripetizione degli impulsi all’interno di un intervallo che si è dimostrato essere quello di maggiore bio-stimolazione. Prevede inoltre il trattamento puntiforme dei punti dolorosi secondo specifiche considerazioni anatomiche e cliniche, per garantire il massimo risultato. Quindi specifichiamo che la sola terapia non basta a curare un sintomo, ma essa è di aiuto al pensiero critico scientifico del fisioterapista, vero fautore del processo di cura. Infatti non basta “applicare il giusto tipo di energia per far guarire dal dolore”, ma occorre anche classificarne l’intervento in quantità giusta misurata in Joule (J), lunghezza d’onda specifica misurata in nanometri (nm) e frequenza misurata in Herz (Hz). Esistono piani tabellari che indicano come agire in differenti tipi di patologie, ma la valutazione del professionista permette di caratterizzare al massimo ogni singola seduta di terapia. La stessa terapia erogata su di un soggetto con fototipo chiaro, non è uguale ad un soggetto di colore. Dicasi lo stesso se prendiamo in considerazione la massa grassa che contraddistingue ognuno di noi. Quindi affidatevi sempre a validi professionisti.

Il laser Nd-Yag si caratterizza per la lunghezza d’onda, essa è di 1064 Nm. L’erogazione di energia a questa lunghezza d’onda produce fondamentalmente tre tipi di effetti. Essi sono Fotochimico, fotomeccanico e fototermico. Cerchiamo di capire questi effetti come agiscono sul nostro malandato e dolorante tendine di Achille.

Effetto fotochimico
L’applicazione di laser Nd-Yag determina un innalzamento dello “stato energetico” delle cellule del tendine. Questo fenomeno porta all’attivazione dei meccanismi coinvolti nella riparazione dei danni cellulari. La trasmissione dell’impulso doloroso è rallentata, e si ha un rapido effetto analgesico. A livello delle cellule questo effetto bio-stimolante si traduce nell’attivazione di alcuni enzimi, nell’aumentata produzione di acidi nucleici e proteine, e nell’incremento degli scambi metabolici. Le interazioni biochimiche sembrano essere le maggiori responsabili degli effetti che il laser esercita nei confronti dell’infiammazione, del dolore e dell’edema.

Effetto fotomeccanico
Si tratta di onde elastiche di pressione che si propagano con la medesima direzione e verso dell’impulso che le ha generate. Queste onde propagandosi all’interno del tessuto agiscono con un effetto micro-massaggiante stimolante fondamentale per la riattivazione del microcircolo e del drenaggio linfatico. I fotoni altamente energetici impattano sulla superficie del tessuto tendineo e peritendineo generando veri e propri impulsi di pressione. È favorita così l’ossigenazione dei tessuti, è facilitato il drenaggio delle molecole infiammatorie, è stimolata l’eliminazione delle raccolte di liquido. Si assiste ad un rapido ed intenso effetto anti-infiammatorio ed anti-edemigeno.

Effetto fototermico
Quest’ultimo effetto, provocando un aumento controllato della temperatura dei tessuti determinata dal duty cycle (altro parametro caratterizzante), induce una stimolazione della circolazione con conseguente aumento dell’apporto di ossigeno alle strutture sofferenti.
Il rialzo termico controllato che si realizza durante la terapia, può essere finalmente gestito ai fini terapeutici. È possibile infatti sfruttare l’effetto fototermico dell’emissione utilizzata per mantenere il volume del tessuto tendineo ad uno stato energetico attivato, che permette il perdurare nel tempo degli effetti benefici della terapia.

Paolo SCANNAVINI

Dr in Scienze Motorie e Dr in Fisioterapia
Responsabile Fisioterapia Coop MRB
Consigliere Nazionale SIGM
Mysa Trainer

 

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