Non sussiste alcun dubbio in ordine alla necessità di una domanda amministrativa diretta al riconoscimento dell’invalidità civile (Tribunale di Tivoli, Sez. Lavoro, Sentenza n. 602/2021 del 08/07/2021)

Con ricorso depositato il 31/05/2018, il ricorrente cita a giudizio l’Inps invocando la condanna al pagamento in proprio favore dei ratei maturati e maturandi dell’invalidità civile, con decorrenza dal 1.01.2017.

A sostegno della propria domanda, deduce:

  • che, con decreto di omologa del 7/ 07/2016 reso nell’ambito del procedimento di ATP rubricato al N.R.G. n. 4675/15 veniva riconosciuta la sussistenza del “requisito sanitario previsto quale invalido civile in misura del 75% con decorrenza dal 01/05/2015 (ai fini dei benefici richiesti ex l. 388/00)”;
  • di aver inviato via PEC all’INPS, in data 10/10/2017, modello AP70 (doc. 2), al fine di ottenere la liquidazione della prestazione di cui all’art.13, L. 118/71, in considerazione della sussistenza sia del requisito sanitario, cosi come accertato dalla suddetta omologa, sia di quello reddituale a far data dal 1/01/2017;
  • che l’INPS negava il diritto al beneficio richiesto, evidenziando come il decreto di omologa facesse riferimento al solo beneficio ex L. 388/00 e non anche a quello ex art. 13, L. 118/71 (doc. 4);
  • di aver esperito ricorso amministrativo avverso tale illegittima condotta, rigettato dall’INPS in quanto “non inteso ad impugnare un atto amministrativo dell’Istituto”.

Tanto premesso, la ricorrente ha adito il Tribunale per sentire accogliere le conclusioni suindicate.

Si costituisce in giudizio l’INPS ribadendo l’assoluta carenza di titoli in capo alla ricorrente per poter ottenere la prestazione richiesta, avendo il decreto di omologa dell’ATP emesso dal Tribunale in data 7/07/2016 riconosciuto un’invalidità del 75% ai soli fini del diritto alla contribuzione figurativa ex art. 80 L.388/00.

Il Tribunale osserva che il procedimento di ATP esperito dalla ricorrente si fonda sull’accertamento sanitario contenuto nel decreto di omologa del 7/07/2016.

Tale procedimento era diretto al conseguimento del diverso beneficio di cui all’art. 80 L. 388/00, e non invece a quello di cui all’art. 13 L. 118/71, richiesto in sede giudiziale, di cui, all’epoca, non sussisteva in capo alla ricorrente il requisito reddituale.

In materia di trattamenti assistenziali, la presentazione di una specifica domanda amministrativa volta al conseguimento della prestazione richiesta costituisce un elemento necessario per l’attribuzione di tale beneficio, dovendosi escludere che tale domanda possa ritenersi compresa in quella diretta al conseguimento di un beneficio diverso.

La giurisprudenza di legittimità è intervenuta sul tema dell’ erronea o incompleta compilazione dei moduli prestampati dall’INPS per richiedere l’accertamento, in via amministrativa, dei requisiti volti all’ottenimento delle prestazioni previdenziali per il riconoscimento della invalidità civile – ha evidenziato come “non sia necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti dall’Inps o l’uso di formule sacramentali al fine di integrare il requisito della necessaria presentazione della domanda, essendo sufficiente che la domanda consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura anche amministrativa si svolga regolarmente”.

Non sussiste alcun dubbio, quindi, in ordine alla necessità di una domanda amministrativa diretta al riconoscimento della specifica prestazione richiesta.

Ebbene, il ricorrente non ha mai presentato all’INPS una domanda diretta ad ottenere le provvidenze di cui all’art. 13 della L. 118/71, ergo il ricorso è improponibile.

La presentazione della domanda amministrativa della prestazione all’ente erogatore, ai sensi della L. n. 533 del 1973, ex art. 7, è “condizione di ammissibilità di quella giudiziaria, diversamente dal ricorso introduttivo del procedimento contenzioso amministrativo ex art. 443 c.p.c., avendo disposto il legislatore che il privato non affermi un diritto davanti all’autorità giudiziaria prima che esso sia sorto, ossia prima del perfezionamento della relativa fattispecie a formazione progressiva, nella quale la presentazione della domanda segna la nascita dell’obbligo dell’ente previdenziale e, in quanto tale, non può essere assimilata ad una condizione dell’azione, rilevante anche se sopravvenuta nel corso del giudizio. Ne consegue che l’azione iniziata senza la presentazione in sede amministrativa della corrispondente istanza comporta l’improponibilità della domanda giudiziale, rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, con conseguente nullità di tutti gli atti del processo”.

Per tali ragioni, il Tribunale di Tivoli, in funzione di Giudice del lavoro, dichiara l’improponibilità del ricorso e l’irripetibilità delle spese di lite.

Avv. Emanuela Foligno

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