Il professionista avrebbe proceduto all’asportazione dello stomaco di una paziente per un tumore che poi si è rilevato inesistente

Due anni di carcere, senza sospensione, per lesioni colpose gravissime. E’ la pena inflitta dal Tribunale di Monza a un medico condannato per l’asportazione dello stomaco, avvenuta per errore, a una donna dopo una errata “diagnosi di tumore maligno”. Il professionista – secondo l’accusa – avrebbe proceduto alla gastrectomia totale senza “attendere l’esito della biopsia eseguita”.

Nei confronti del chirurgo è anche stata disposta l’interdizione dall’esercizio della professione sempre per 2 anni. Il medico, poi, dovrà versare, in solido con il responsabile civile (la clinica di Sesto San Giovanni in cui ha avuto luogo l’operazione), una provvisionale di 300 mila euro alla signora e di 20 mila euro al marito.

In base alla ricostruzione effettuata dal Pubblico ministero, la paziente, 53enne madre di tre figli, per circa dieci mesi, dopo l’intervento eseguito nell’ aprile del 2016, non sarebbe più riuscita ad avere una vita normale, perdendo oltre 20 kg per le difficoltà ad alimentarsi e portandosi dietro le complicanze legate alla perdita dell’organo.

La donna, secondo gli atti dell’inchiesta, avrebbe dato il “consenso informato” a quell’asportazione in seguito a una “diagnosi di tumore maligno dello stomaco” priva, tuttavia, “di qualsiasi riscontro”.

Il magistrato inquirente, nella sua requisitoria, ha sottolineato infatti come nel consenso informato fatto firmare alla donna si parlasse di neoplasia quando invece il tumore non c’era. Secondo la Procura, sarebbe bastato attendere l’esito della biopsia; l’intervento chirurgico, infatti, non era urgente perché non c’era perforazione. Da li la richiesta di condanna per “imprudenza e negligenza gravissime”, poi accolta dal Giudice.

La struttura sanitaria, dal suo canto ha chiarito che fin dall’inizio, il chirurgo avrebbe sostenuto “di essere intervenuto su un organo malato, nel primario interesse della paziente e nel pieno rispetto di tutte le regole della scienza medica”. In particolare –come riporta il Giorno – il camice bianco ritiene che senza quell’operazione la paziente sarebbe comunque morta a causa di un “restringimento a clessidra” dello stomaco che poteva essere risolto solo con l’asportazione.

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