Non può dirsi nuova, e in quanto tale inammissibile ex art. 437, comma 2, c.p.c., la domanda di attribuzione dell’assegno sociale Inps in luogo di quello di invalidità

L’ammissione degli invalidi civili, al compimento del sessantacinquesimo anno di età, all’assegno sociale INPS in sostituzione del trattamento di invalidità, in applicazione dell’art. 19 della l. n. 118 del 1971, ha carattere automatico e prescinde pertanto dall’accertamento, da parte di detto Istituto, della rivalutazione della posizione patrimoniale dell’assistito, costituendo la titolarità dell’assegno di invalidità (o della pensione di inabilità) presupposto sufficiente per il conseguimento dell’assegno sociale alle condizioni di maggior favore già accertate; ne consegue che non può dirsi nuova, in quanto tale inammissibile ex art. 437, comma 2, c.p.c., la domanda di attribuzione dell’assegno sociale in luogo di quello di invalidità.

Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 2029/2020 pronunciandosi sul ricorso di un contribuente che si era visto respingere, in sede di merito, la richiesta di condanna dell’Inps al pagamento dei ratei della pensione di inabilità a decorrere dall’1.5.1997, data di sospensione della prestazione da parte dell’Istituto.

A fondamento del decisum, la Corte territoriale, in particolare, aveva osservato come i ratei anteriori al 2005 fossero prescritti e come, in ogni caso, a decorrere dall’1.6.2002, l’appellante non avesse comunque diritto alla pensione di inabilità per difetto del requisito anagrafico (raggiungimento del 65° anno di età); a tale riguardo, il Collegio distrettuale aveva escluso il diritto alla pensione sociale che, sia pure prevista per legge in sostituzione della prima, è assistita da presupposti diversi e, pertanto, in difetto di specifica domanda nel ricorso introduttivo della lite, non poteva essere riconosciuta in appello.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente contestava al Giudice di secondo grado di aver ritenuto, nonostante il regime di sostituzione automatica dell’assegno sociale con la prestazione assistenziale in godimento, domanda nuova la richiesta di pagamento dell’assegno sociale perché proposta per la prima volta in appello e non anche nell’atto introduttivo della lite.

Gli Ermellini hanno ritenuto di accogliere la doglianza in quanto in contrasto con il principio sopra richiamato. La Cassazione ha specificato che il divieto di domande nuove è funzionale al rispetto del contraddittorio e all’esercizio dei diritti di difesa del convenuto nonché alla celerità del rito, vale a dire a valori che nel caso di specie non apparivano in alcun modo vulnerati dalla richiesta, avanzata solo in appello dal ricorrente, di disporre la sostituzione della prestazione richiesta (pensione di inabilità) con l’assegno sociale.

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