La Corte di Cassazione ha fatto il punto in materia di assistenza domiciliare al macroleso a seguito di incidente stradale, individuando i criteri di liquidazione del relativo danno permanente futuro

La vicenda

La Corte di Appello di Milano, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva condannato due compagnie assicurative a corrispondere al soggetto istante la somme, già riconosciute in primo grado, di 550 mila Euro e 856.864,52 Euro, rispettivamente a titolo di danni non patrimoniali (consistenti nelle spese per l’assistenza domiciliare), e patrimoniali, subiti dall’attore a seguito di un incidente stradale, con detrazione dalle superiori somme corrispondenti agli importi percepiti dall’INPS per inabilità ed ai voucher erogati dalla Regione Lombardia. Il danneggiato era stato inoltre condannato alla restituzione di quanto già versatogli dalle medesime compagnie assicurative.

Il caso in esame riguarda l’istanza risarcitoria presentata da un soggetto macroleso a seguito di incidente stradale.

I principi di diritto

La sentenza impugnata era stata resa dalla Corte di appello di Milano a conclusione del giudizio di rinvio successivo alla cassazione della sentenza pronunciata dalla Suprema Corte con l’affermazione dei seguenti principi di diritto:

a) la liquidazione del danno patrimoniale consistente nelle spese sostenute per l’assistenza domiciliare a vantaggio di persona invalida presuppone l’accertamento che la relativa spesa sia stata effettivamente sostenuta; nulla, dunque, può essere liquidato per tale titolo a chi non dimostri di avere sostenuto alcuna spesa al riguardo.

b) Nella liquidazione del danno patrimoniale consistente nelle spese che la vittima di lesioni personali deve sostenere per l’assistenza domiciliare, il giudice deve detrarre dal credito risarcitorio sia i benefici spettanti alla vittima a titolo di indennità di accompagnamento (L. 12 giugno 1984, n. 222, art. 5), sia i benefici ad essa spettanti in virtù della legislazione regionale in tema di assistenza domiciliare, legislazione che in virtù del principio jura novit curia il giudice deve applicare d’ufficio, se i presupposti di tale applicabilità risultino comunque dagli atti.

c) Il danno permanente futuro, consistente nella necessità di dovere sostenere una spesa periodica vita natural durante, non può essere liquidato semplicemente moltiplicando la spesa annua per il numero di anni di vita stimata della vittima, ma va liquidato o in forma di rendita; oppure moltiplicando il danno annuo per il numero di anni per cui verrà sopportato, e quindi abbattendo il risultato in base ad coefficiente di anticipazione; od infine attraverso il metodo della capitalizzazione, consistente nel moltiplicare il danno annuo per un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie.

La decisione

Ebbene la Corte d’appello milanese aveva fatto corretta applicazione dei criteri sopra enunciati. La Corte di Cassazione (Terza Sezione Civile, ordinanza n. 526/2020) ha perciò, confermato la sentenza impugnata, aggiungendo che: “Le somme, che il danneggiato abbia ricevuto a titolo di provvisionale o di indennità versata dall’Inali (con la surrogazione di cui all’art. 1916 c.c.), vanno detratte dallo ammontare al medesimo concretamente spettante, e, pertanto, ove questo venga liquidato in misura percentuale del danno globale, per effetto di concorso di colpa di esso danneggiato, devono essere portate in riduzione dell’importo risultante da detta percentuale, non dell’importo di quel danno globale” (Cass. n. 25733 del 05/12/2014).

La redazione giuridica

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