Si applica anche all’assistenza stragiudiziale svolta dall’avvocato in favore di più soggetti, la riduzione del 30% sull’importo stabilito dalle tariffe professionali per le (sole) attività giudiziali

La vicenda

Un avvocato aveva convenuto dinanzi al Tribunale di Venezia, i suoi clienti, esponendo di aver curato nel loro interesse, una pratica di risarcimento dei danni, conclusasi con una transazione, per la morte di un loro congiunto, imputabile alla responsabilità del personale medico dell’ASL.

L’azione era volta ad ottenere la condanna dei convenuti al pagamento del saldo delle competenze professionali, ammontanti a 13.508,50 euro.

Questi ultimi si erano costituiti in giudizio sostenendo di non dover nulla all’avvocato dal momento che avevano concordato che i compensi gli sarebbero stati corrisposti dall’impresa assicurativa dell’ASL.

La pronuncia della Corte d’appello

All’esito del giudizio di primo grado, il Tribunale rigettava la domanda attorea e compensava le spese di lite. La Corte d’appello di Venezia, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, condannava il difensore al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.

Secondo i giudici dell’appello l’avvocato non si era impegnato a richiedere il compenso solo all’assicuratore dell’ASL e aveva ricevuto, inoltre, dai clienti un acconto di Lire 5.000.000 e dall’assicuratore l’ulteriore importo di Euro 20.480,00, per cui, tenuto conto del valore della pratica (Euro 258.222,45) e applicata la riduzione di cui all’art. 5, comma 5 del D.M. n. 585 del 1994, pari al 30% sull’importo spettante in applicazione delle tariffe professionali (dato che l’attività era stata svolta in favore di più soggetti, con posizioni parzialmente differenziate in relazione al diverso grado di parentela e alle distinte ripercussioni per la perdita del congiunto), aveva concluso che le somme globalmente percepite fossero corrispondenti a quelle effettivamente spettanti al difensore.

Il ricorso per Cassazione

Per la cassazione della sentenza il professionista ha proposto ricorso lamentando tra gli altri motivi la contraddittorietà della sentenza impugnata che, da una parte aveva riconosciuto che le parcelle pro forma inviate ai clienti fossero conformi alla tariffa professionale e dall’altra aveva immotivatamente escluso il pagamento di quanto richiesto, assumendo che le somme percepite a titolo di acconto avessero estinto ogni residuo credito.

L’errore commesso dai giudici di merito – a detta del ricorrente -, sarebbe stato anche quello di aver applicato al compenso per l’assistenza stragiudiziale svolta nei confronti di più soggetti, la riduzione del 30% prevista dalla tariffa professionale solo per le attività giudiziali e di aver ritenuto che le somme ad esso spettanti a titolo di rimborso forfettario delle spese generali nonché per le spese esenti, superassero di poco l’acconto di Lire 5.000.000 versate dai clienti, sussistendo invece una differenza di oltre 1.000,00 euro che avrebbe dovuto essere corrisposta a titolo di saldo.

La Corte di Cassazione (Sezione Seconda Civile, sentenza n. 28488/2019) ha confermato la decisione impugnata in quanto coerente e immune da vizi.

In particolare, riguardo alla quantificazione del compenso, la Corte di merito aveva precisato che sulle somme documentate dalle fatture pro forma dovesse essere praticata la riduzione del 30% D.M. n. 585 del 1995, ex art. 5, comma 5, e che sebbene i relativi importi fossero “sostanzialmente corrispondenti” a quanto già ottenuto dal ricorrente, vi fosse una lieve differenza dovuta al fatto che per talune voci il difensore avesse preteso somme superiori al massimo tariffario, che quindi non potevano essere riconosciute.

Neppure è stata accolta la tesi difensiva secondo cui la riduzione del 30% (prevista nell’ipotesi in cui l’attività professionale sia effettuata in favore di più soggetti allorquando, pur nell’identità delle posizioni processuali degli interessati, la prestazione comporti l’esame di situazioni particolari di fatto o di diritto rispetto all’oggetto della causa), non debba essere applicata alle attività stragiudiziali.

La riduzione del 30% all’assistenza stragiudiziale

Sebbene, infatti, il D.M. n. 585 del 1994, art. 5, comma 5, contempli un criterio testualmente riferito alle sole attività giudiziali (art. 1), non riprodotto nell’allegato quarto alla tariffa relativo a quelle stragiudiziali, tuttavia l’art. 2 del predetto allegato dispone che, per le prestazioni analoghe a quelle previste in materia giudiziale, si applicano gli onorari di avvocato stabiliti dalle tariffe giudiziali civili.

E, in ogni caso, oltre al dato testuale “la riduzione appare giustificata anche alla luce dell’identità di ratio che ricorre allorquando sia necessario remunerare un’attività stragiudiziale che comporti un impegno (in termini di approfondimento delle questioni e di esame di situazioni particolari, di fatto o di diritto, rispetto all’oggetto controverso), parificabile a quello che sarebbe stato profuso nell’ambito di un giudizio”.

La redazione giuridica

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