In caso di investimento del pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti che non vi era alcuna possibilità di prevenire l’evento (Tribunale di Siena, sentenza n. 877 del 29 dicembre 2020)

Con atto di citazione, la sorella della vittima esponeva che la stessa in data 23.2.2017 rimaneva vittima di un sinistro stradale mentre attraversava la carreggiata sulle strisce pedonali ove veniva investita dal veicolo Renault Clio.

L’attrice chiede la condanna al risarcimento dei danni patiti dalla congiunta, deceduta il 11.9.2017, a causa del tumore di cui era affetta e delle conseguenze riportate nel sinistro.

La posizione viene istruita attraverso CTU Medico-Legale al cui esito il Tribunale ritiene fondata la domanda.

Preliminarmente il Tribunale si sofferma sulla presunzione legale di colpa ex art. 2054 Co.1 c.c. per l’ipotesi di investimento del pedone a causa della circolazione di un veicolo e sulla relativa prova liberatoria dell’automobilista, consistente nella dimostrazione “di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”.

“In materia di responsabilità civile da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, in caso di investimento di pedone, la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era da parte di quest’ultimo alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione questa ricorrente allorché il pedone tenga una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si trovi nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti” (Cass. 9620/03); in questa ottica “la prova liberatoria di cui all’art.2054 Co.1 c.c. non deve essere necessariamente data in modo diretto, cioè dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del codice stradale, ma può risultare anche dall’accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo dell’evento dannoso, comunque non evitabile da parte del conducente attese le concrete circostanze della circolazione e la conseguente impossibilità di attuare una qualche manovra di emergenza”.

Dal rapporto della Polizia Municipale risulta che la Renault Clio, dopo essere ripartita dal parcheggio antistante, giunta in corrispondenza dell’attraversamento pedonale, andava ad investire il pedone che stava attraversando la carreggiata proveniente dal marciapiede di destra rispetto al senso di marcia tenuto dall’auto.

La donna veniva urtata con la parte anteriore destra del veicolo e proiettata in avanti a circa 8-9 metri di distanza dalle strisce.

Dal forte sobbalzo che subiva il pedone si può certamente dedurre la responsabilità del veicolo Clio nella generazione del sinistro.

L’attraversamento sulle strisce pedonali costituisce in favore del pedone il diritto di precedenza rispetto al traffico veicolare e solo qualora il pedone decida di attraversare la carreggiata al di fuori delle linee apposite, questi è tenuto a dare la precedenza ai veicoli in transito.

E’ da escludersi un concorso colposo del pedone in quanto emerge dagli atti che il comportamento del pedone non è stato imprevedibile.

Difatti, la vittima dopo essere scesa dal marciapiede si preparava all’attraversamento della carreggiata sulle apposite strisce pedonali, allorquando l’autovettura, troppo vicina al bordo del marciapiede, la investiva.

Ciò accertato, riguardo la liquidazione del danno il Tribunale pone a verifica se il decesso della donna avvenuto il 11/09/2017 debba essere considerato causalmente ricollegabile al sinistro avvenuto sette mesi prima.

Dalla CTU non emerge che la vittima, già affetta da tumore, abbia patito una riduzione della propria aspettativa di vita in conseguenza del sinistro.

Nello specifico, il CTU ha rilevato che: “ la signora, prima del sinistro, presentava una anamnesi positiva per infezione da HIV, epatite cronica HCV positiva, encefalopatia demielinizzante in trattamento periodico con plasmaferesi, osteoporosi secondaria, neoplasia del retto” ……..” non è possibile determinare con certezza, “date le precarie e gravi condizioni morbose preesistenti, se si sia realizzato un rischio di sovramortalità ed anche il nesso causale tra il sinistro e l’aggravarsi della patologia di cui già era sofferente la donna” .

Conseguentemente, in assenza di nesso causale viene escluso che il sinistro abbia cagionato non la morte della vittima, ma la grave compromissione del suo stato di salute, risarcibile come danno da invalidità permanente.

Riguardo la liquidazione il Tribunale chiarisce che, se la vittima di lesioni personali, prima o dopo la guarigione, muore per cause diverse dalle lesioni stesse, il diritto al risarcimento del danno biologico acquisito dal de cuius si trasferisce nel patrimonio degli eredi.

Si tratta di un “danno biologico intermittente” o da “premorienza”, poichè viene liquidato in un intervallo (fra la data della lesione e la data del decesso).

Utilizzando le Tabelle milanese, il criterio liquidativo usa quale parametro il risarcimento annuo mediamente corrisposto ad ogni percentuale invalidante secondo i valori monetari individuati che corrisponde al rapporto tra risarcimento medio e l’aspettativa di via media.

Il CTU ha stimato il danno da invalidità permanente nella misura del 20%, addivenendosi all’importo di euro 3.737,00.

Riguardo l’invocata personalizzazione il Tribunale osserva che la vittima ha patito una compromissione grave del proprio stato di salute, con la diagnosi di “trauma cranico con escoriazione arcata sopracciglio sinistro, frattura pluriframmentaria lievemente scomposta delle branche ischio-pubiche e composta di quella ileo-pubica di sinistra, concomita soffusione emorragica del tessuto adiposo peri-lesionale, frattura composta delle ali sacrali”.

Ebbene, le condizioni penose in cui la vittima ha vissuto nell’arco di tempo trascorso tra il sinistro e il decesso, cui certamente corrisponde una sofferenza soggettiva di grado elevato, giustificano il riconoscimento della personalizzazione del danno nella misura massima del 15%.

In conclusione, quindi, il danno derivante dalla lesione alla salute definito da premorienza viene liquidato nella somma totale di euro 4.298,00, mentre l’inabilità temporanea assoluta per 96 giorni viene liquidata per euro 9.048,00.

Il Tribunale, inoltre, riconosce il danno patrimoniale per le spese sanitarie di euro 8.518,65, ritenute congrue dalla CTU e le spese sostenute per la CTP.

Avv. Emanuela Foligno

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