Commette illecito disciplinare l’avvocato che non emette fattura contestualmente alla riscossione dei compensi, anche in acconto, restando irrilevante l’eventuale successiva regolarizzazione mediante strumenti legislativi tipici quali il c.d. ravvedimento operoso o il condono fiscale

La vicenda

A conclusione di uno dei due procedimenti disciplinari, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, irrogava ad un proprio iscritto la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione forense per due mesi.

L’accusa era quella di aver ricevuto in più tranches il pagamento delle somme spettanti a titolo di compenso per l’attività professionale svolta in favore del suo assistito, senza emettere di volta in volta le relative fatture, così violando la Legge Professionale.

L’avvocato si era giustificato adducendo di aver poi fatturato seppure “non tempestivamente”.

Il Consiglio Nazionale Forense (sentenza n. 16/2019) ha confermato il provvedimento disciplinare irrogato dal COA di Bergamo affermando quanto segue: “è da escludersi che l’emissione postuma e, per di più, a lunga distanza di tempo dai singoli pagamenti (l’ultimo risalente all’agosto 2010 e gli altri ad anni prima) e, addirittura, solo dopo l’apertura del procedimento disciplinare, possa avere una qualche efficacia “sanante”, così da fare “cadere la relativa incolpazione”.

Viene in rilievo sul punto il principio secondo il quale il “dovere di adempimento fiscale” -già previsto dall’art. 15 del CdF previgente ed ora dall’art. 16 del nuovo CdF che si correla all’art. 29, comma 3°, per il quale l’avvocato è tenuto ad emettere “il prescritto documento fiscale per ogni pagamento ricevuto”- deve essere assolto “regolarmente e tempestivamente” (come si esprime testualmente l’art. 15 del vecchio CdF ),cosicchè incorre nell’illecito disciplinare previsto dalle disposizioni succitate l’avvocato il quale non emetta fattura contestualmente alla riscossione dei compensi, anche in acconto, restando irrilevante l’eventuale tardivo adempimento (in tal senso, tra le tante: CNF, 11 giugno 2015, n. 84 e CNF, 8 giugno 2013, n. 96), come pure eventuali regolarizzazioni mediante strumenti legislativi tipici eventualmente applicati, quali il c.d. “ravvedimento operoso” (cfr. CNF, 10 giugno 2014, n. 86) o il c.d. “condono fiscale” (cfr. CNF, 27 dicembre 1999, n. 269).

La decisione

Per contro, il tardivo adempimento ferma la sussistenza dell’illecito disciplinare, sarà circostanza eventualmente valutabile nella misura concreta della sanzione da irrogare, ai sensi dell’art. 22, commi 2 e 3, CdF vigente.

Avv. Sabrina Caporale

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