Risarcito integralmente il danno lamentato da una signora caduta a causa di un’anomalia della strada in corrispondenza di un tombino in pieno centro cittadino: pacifica la responsabilità del Comune per omessa manutenzione della sede stradale

La caduta sul tombino in pieno centro

L’attrice aveva citato in giudizio un Comune in provincia di Grosseto per sentirlo condannare, ex art. 2051 c.c., al risarcimento dei danni subiti a seguito della caduta avvenuta in corrispondenza della sconnessione tra un tombino e la sede stradale, dove stava camminando dopo essere scesa dal marciapiede affollato.

Secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte (Cass. 2331/01), in particolare, nel caso di responsabilità ex art. 2051 c.c. è onere della parte danneggiata provare il nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso e, ove abbia dedotto che il bene è suscettibile di produrre danni per certe sue specifiche caratteristiche o per l’insorgenza in esso di un agente esterno, ha l’onere di dimostrare tali specifiche circostanze. Una volta che sia stata raggiunta tale prova, il custode ha l’onere di dimostrare la sussistenza di un caso fortuito ovvero che il sinistro non si sia verificato come conseguenza normale della particolare situazione potenzialmente lesiva, ma per una circostanza del tutto estranea ad essa, che può consistere anche nel comportamento colposo del danneggiato, allorché questo abbia costituito la causa esclusiva dell’evento dannoso.

Ebbene, nel caso di specie, in base alle complessive risultanze istruttorie, l’adito Tribunale di Grosseto (sentenza n. 329/2020) ha ritenuto provata la sussistenza del nesso causale tra la caduta dell’attrice e la sconnessione della sede stradale nel centro abitato, in corrispondenza di un tombino, i cui margini si presentavano avvallati.

La situazione di irregolarità del manto stradale nel punto della caduta, particolarmente insidioso, era stato poi ben documentato dalla fotografia prodotta da parte attrice, dovendosi dunque ritenere che il sinistro fosse effettivamente avvenuto come conseguenza dell’anomalo stato del manto stradale.

Ora, è noto che la responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia presuppone la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa. In particolare, la P.A. quale ente proprietario delle strade pubbliche, ha l’obbligo della relativa manutenzione (ex artt. 16 e 28 L. 2248/1865 all. F; art. 14 C.d.S.), non essendo pertanto condivisibile l’esclusione in tali casi dell’applicabilità dell’art. 2051 c.c.

Più di recente, la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che “l’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse in modo immanente alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione, salvo che dia la prova che l’evento dannoso era imprevedibile e non tempestivamente evitabile o segnalabile” (Cass. 18.10.2011 n. 21508) e, soprattutto, ha distinto il caso in cui il pericolo sia creato dagli stessi utenti ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l’attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere, da quello in cui derivi invece da situazioni strutturali e dalle caratteristiche della cosa medesima (Cass. 18.7.2011 n. 15720; 6.6.2008 n. 15042).

La responsabilità del custode

Ove il danno sia stato determinato da cause intrinseche alla cosa (come il vizio costruttivo o manutentivo), l’amministrazione ne risponde ai sensi dell’art. 2051 cod. civ.; per contro, ove l’amministrazione – sulla quale incombe il relativo onere – dimostri che il danno sia stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee create da terzi (come ad esempio la perdita o l’abbandono sulla pubblica via di oggetti pericolosi), non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione, essa è liberata dalla responsabilità per cose in custodia in relazione al citato art. 2051 cod. civ.

Nel caso in esame, era pacifico innanzitutto che il sinistro si fosse verificato all’interno dell’area urbana e che la potenzialità lesiva del bene fosse derivata, evidentemente, da un non adeguato stato della sede stradale al momento del sinistro, pertanto, doveva affermarsi l’applicabilità dell’art. 2051 c.c.

Insomma, era onere del Comune convenuto dimostrare che il fatto si fosse verificato per un caso fortuito, ossia per un evento eccezionale, imprevedibile ed inevitabile, dotato di autonomo impulso causale, quale certamente non poteva ravvisarsi nel comportamento della danneggiata, né in altre situazioni.

La decisione

In tale prospettiva, il fatto che l’attrice, fosse scesa nella strada adiacente al marciapiede al momento affollato, senza che vi fosse alcun cartello di divieto di percorrenza, né risultasse apposta alcuna effettiva barriera, non integrava certo una peculiare imprevedibilità, con caratteristiche tali da ritenersi eccezionali e cioè manifestamente estranee ad una sequenza causale ordinaria o “normale”. Del pari, non poteva essere valorizzata in termini di caso fortuito, idoneo ad interrompere il nesso causale tra la sconnessione stradale e la caduta la circostanza, riferita dai testi, che l’attrice mentre camminava, stesse parlando con la signora che le era accanto, trattandosi di condotta non solo comune secondo l’id quod prelunque accidit, ma che comunque non è tale da far necessariamente e logicamente ritenere – in termini gravi precisi e concordanti, quale deve essere un elemento indiziario o presuntivo per poter avere rilievo probatorio – la distrazione della danneggiata.

Al contrario, l’anomalia dell’avvallamento della strada in corrispondenza del tombino, in zona aperta al pubblico passaggio in un centro abitato, era assolutamente pericolosa, quanto difficilmente percepibile considerata l’omogeneità di colore con il resto della sede viaria, nonché la mancanza di alcuna segnalazione.

Per queste ragioni, escluso il concorso colposo della danneggiata, il Tribunale di Grosseto ha condannato il Comune a risarcire integralmente il danno patito dalla vittima, quantificato nella somma complessiva di 11.745,67 euro.

Avv. Sabrina Caporale

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