Nessun ristoro al danneggiato per la caduta su una lastra di ghiaccio senza la valutazione del comportamento della stessa parte lesa

Aveva convenuto in giudizio il Comune chiedendo che fosse condannato al risarcimento dei danni, fisici e materiali, da lui patiti in conseguenza di una caduta su una lastra di ghiaccio presente su una strada comunale.

Espletata l’istruttoria con esame di testimoni e svolgimento di una c.t.u., il Tribunale aveva rigettato la domanda ma la pronuncia era stata riformata in appello, con la condanna dell’Ente a liquidare complessivamente all’attore una cifra pari a euro 17.145,64.

La Corte territoriale aveva ritenuto circostanza pacifica, contrariamente a quanto osservato dal Tribunale, che il marciapiede sul quale si era verificata la caduta appartenesse al Comune, il quale era tenuto alla custodia dello stesso, anche a prescindere dall’appartenenza, per il fatto che il marciapiede non era recintato, per cui chiunque poteva accedervi. L’obbligo di custodia grava, infatti, sul Comune; per cui, in difetto di prova del caso fortuito — tale non potendosi ritenere l’abbondante nevicata, circostanza non rara per un Comune montano come quello citato in giudizio — l’appellato doveva essere condannato al risarcimento di tutti i danni patiti dall’appellante.

Contro la decisione di secondo grado, l’Amministrazione si rivolgeva alla Cassazione lamentando, tra gli altri motivi, una violazione delle regole sulla responsabilità del custode, ovvero osservando che la sentenza impugnata non avrebbe tenuto conto della eccezionalità delle nevicate verificatesi in quei giorni e non avrebbe valutato il fatto che proprio quelle circostanze avrebbero dovuto indurre il danneggiato ad una particolare attenzione e prudenza che erano, nella specie, del tutto mancate.

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 19116/2021 ha ritenuto fondata la doglianza proposta.

La giurisprudenza di legittimità sull’art. 2051 cit. insegna – hanno evidenziato dal Palazzaccio – che il danneggiato deve comunque dimostrare l’esistenza del fatto dannoso, il nesso di causalità e il danno, rimanendo a carico del custode l’obbligo di dimostrazione del fortuito. Al riguardo si è stabilito che in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell’art. 1227, primo comma, cod. civ., richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 della Costituzione. Ne consegue che, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l’esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro. È stato anche chiarito che l’espressione “fatto colposo” che compare nell’art. 1227 cod. civ. non va intesa come riferita all’elemento psicologico della colpa, che ha rilevanza esclusivamente ai fini di una affermazione di responsabilità, la quale presuppone l’imputabilità, ma deve intendersi come sinonimo di comportamento oggettivamente in contrasto con una regola di condotta, stabilita da norme positive e/o dettata dalla comune prudenza.

Nel caso in esame la Corte territoriale non aveva fatto in tutto un buon governo di tali principi. Il Collegio di secondo grado, infatti, da un lato aveva ritenuto ininfluente, con una valutazione di merito, l’abbondanza della nevicata ai fini della integrazione del caso fortuito, osservando che la natura di Comune montano non potesse consentire una simile identificazione. Da un altro lato, però, aveva completamente omesso ogni valutazione in ordine al comportamento del danneggiato. La sentenza in esame, infatti, dopo aver lungamente motivato sulle ragioni per le quali il Comune doveva ritenersi tenuto alla custodia anche del marciapiede in questione, aveva escluso che la nevicata potesse integrare gli estremi del caso fortuito e da questo aveva dedotto automaticamente la responsabilità del Comune. Era completamente mancata ogni valutazione del comportamento del danneggiato il quale, camminando in una giornata caratterizzata da copiose nevicate, che avevano determinato, a quanto pare, la dichiarazione dello stato di emergenza, avrebbe certamente dovuto usare una particolare prudenza.

La redazione giuridica

Hai vissuto una situazione simile e vuoi ottenere, in breve tempo, il risarcimento del danno subito? Scrivici per una consulenza gratuita di procedibilità a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Liquido oleoso provoca la caduta, si al risarcimento per omessa custodia

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui