La dipendente era morta per anossia da intossicazione da ossido di carbonio a causa della canna fumaria ostruita da sterpaglie e nidi

E’ responsabile di omicidio colposo il datore che omette la manutenzione alla caldaia provocando la morte del dipendente per intossicazione. La circostanza che della canna fumaria ostruita dal nido di un uccello non può definirsi come una causa imprevedibile ma rientra tra i rischi nella sfera di controllo del datore, chiamato a garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro anche attraverso la manutenzione degli impianti.

E’ quanto statuito dalla Cassazione con la sentenza n. 16144/2021. Gli Ermellini hanno respinto che il ricorso presentato dal presidente e vice-presidente di un’associazione, condannati a un anno di reclusione e al risarcimento del danno, con previsione di una provvisionale, per il reato di cui all’art. 589 del codice penale per aver causato la morte di una dipendente per anossia paranemica da intossicazione acuta da ossido di carbonio, con colpa consistita nella mancata nomina del responsabile del servizio di prevenzione, nell’inadempimento dell’obbligo di compilazione del documento di valutazione dei rischi e nell’omessa manutenzione dell’impianto termico dei locali, così da provocare l’intasamento della canna fumaria di evacuazione dei fumi, unitamente alla non corretta taratura del bruciatore, collocati nei bagni non adeguatamente areati, ove si trovava la vittima.

Nel ricorrere per cassazione, gli imputati deducevano la mancanza di motivazione in ordine al nesso causale in quanto, da un lato non era stato compiuto alcun giudizio controfattuale idoneo a dimostrare che il rispetto della disposizione cautelare violata (ed in particolare la corretta manutenzione della caldaia) avrebbe evitato l’evento e, dall’atro lato non si era correttamente valutata l’imprevedibilità dell’ostruzione della canna fumaria da parte di sterpaglie e di nidi di uccello.

I Giudici Ermellini, tuttavia, nel respingere il ricorso hanno evidenziato come la sentenza impugnata avesse correttamente ravvisato che l’evento rappresentava una “concausa naturale del tutto inidonea a interrompere il nesso di causalità tra la condotta colposa degli imputati e il decesso della vittima”, visto che si inseriva nella serie causale dipendente dall’omessa manutenzione della caldaia, da cui era derivata la disattivazione del dispositivo di sicurezza, diretto a neutralizzare, con il blocco dell’impianto, anche i guasti improvvisi e imprevisti e non aveva avuto una sua forza esclusiva nella determinazione dell’evento letale.

Dal Palazzaccio hanno poi sottolineato che “l’ostruzione della canna fumaria da parte di sterpaglie e di nidi di uccello è un evento collegato al funzionamento della caldaia e, cioè, di un impianto collocato nella sede di lavoro, sicché non integra un rischio autonomo o del tutto esorbitante rispetto a quelli rientranti nella sfera di controllo del datore di lavoro, che è chiamato a garantire, anche tramite la manutenzione degli impianti, la sicurezza dei luoghi di lavoro”.

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