Deve intendersi prescritta la cartella di pagamento se, dopo la notifica (regolare o irregolare), non sia intervenuto alcun atto interruttivo sino all’intimazione impugnata dal ricorrente e siano trascorsi più di dieci anni dall’annualità di riferimento dell’imposta

È quanto emerge da una recente pronuncia della CTP di Milano, Prima Sezione n. 1649/2019.

La vicenda trae origine dal ricorso in opposizione presentato da un contribuente (un avvocato), contro l’intimazione di pagamento avente ad oggetto due cartelle per omesso versamento dell’imposta Irpef 2005 e Iva 2007.

Il contribuente aveva notificato all’agenzia della riscossione istanza di accesso agli atti, richiedendo copia dei ruoli, delle cartelle di pagamento e soprattutto delle relate di notifica delle cartelle, non avendo mai avuto contezza delle stesse prima dell’intimazione impugnata.

In effetti, l’indirizzo del ricorrente era variato più volte nel corso degli anni; perciò era possibile che il concessionario della riscossione avesse notificato tali atti ad un indirizzo errato.

La Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate, dando riscontro all’istanza, affermava di non essere in possesso di tale documentazione, posto che “la notifica delle cartelle di pagamento e, quindi, delle partite di ruolo in esse riportate erano di competenza dell’agenzia della riscossione”, l’unica che poteva fornire la documentazione richiesta e alla quale trasmetteva l’istanza in oggetto.

Senonché quest’ultima rispondeva oltre il termine di legge e in maniera incompleta.

In altre parole, “il contribuente, nonostante gli sforzi, le istanze, non era stato messo nelle condizioni di conoscere nei dettagli gli atti sulla base dei quali il concessionario intendeva procedere a riscossione, con gravissima lesione de diritto di difesa, costituzionalmente tutelato”.

Tanto ha dichiarato la CTP di Milano, rilevando la violazione del principio di correttezza e lealtà, nonché la sussistenza degli elementi costitutivi di negligenza.

Peraltro, il contribuente aveva dato prova che, nonostante egli avesse cambiato residenza da quattro anni, il concessionario aveva continuato a notificare presso il precedente indirizzo.

La prescrizione delle cartelle di pagamento

Ad ogni modo, le due cartelle opposte risultavano documentalmente prescritte; le stesse si riferivano agli anni 2005 e 2007 e non erano mai state notificate regolarmente. “Dopo la notifica (regolare o irregolare che fosse) di quelle cartelle nessun ulteriore atto interruttivo era mai stato notificato fino all’intimazione poi impugnata dal ricorrente”, datata 17 aprile 2018, cioè ben oltre i termini di prescrizione (poiché trascorsi oltre dieci anni dall’anno 2007).

Peraltro, neppure era evincibile in quale data il ruolo fosse divenuto esecutivo, in violazione dell’art. 12 del D.P.R. n 302/1973 a mente del quale, nel ruolo deve essere indicato “la data in cui il ruolo diviene esecutivo”, oltre al riferimento al precedente atto di accertamento ovvero alla motivazione della pretesa, “cosa che rende nullo il ruolo oltre ad impedire la verifica del calcolo degli interessi, decorrenti dalla data di consegna del ruolo al concessionario”.

Per tutti questi motivi la Commissione Tributaria ha dichiarato l’illegittimità della riscossione per decadenza e prescrizione delle pretese erariali di cui alle cartelle presupposte.

Avv. Sabrina Caporale 

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