Aumenta la spesa sanitaria privata; determinanti le lunghe liste di attesa e l’aumento del ticket

Sono 11 milioni gli italiani che nel 2016 hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie o rinviarle a causa di difficoltà economiche. E ciò nonostante l’incremento a 34,5 miliardi della spesa sanitaria complessiva sostenuta dai cittadini di tasca propria. Il dato emerge dalla ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute presentata oggi a Roma in occasione del “VI Welfare Day”. In sostanza l’indagine evidenzia come aumenti la spesa sanitaria privata, ma siano in tanti a non potersela permettere; in particolare a rimanere penalizzati sono gli anziani e i giovani, quasi 5 milioni di persone.

L’indagine mette in luce come alla base dell’incremento della spesa sanitaria privata ci siano diversi fattori. C’è ad esempio il problema del ticket, che è aumentato fino a superare il costo della stessa prestazione in una struttura privata. Il 45,4% dei cittadini ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. Questo dato cresce di 5,6 punti percentuali rispetto al 2013. Il 72,6% delle persone che hanno dovuto scegliere la sanità privata lo ha fatto a causa delle liste d’attesa che nel servizio sanitario pubblico si allungano. 7,1 milioni di italiani hanno fatto ricorso nell’ultimo anno all’intramoenia (il 66,4% proprio per evitare le lunghe liste d’attesa), mentre il 30,2% si è rivolto alla sanità a pagamento anche perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend.

Per quanto riguarda la percezione da parte dei cittadini del Ssn, a fronte di un 13,5% di italiani per i quali la qualità del servizio sanitario della propria regione è migliorata, e di un 41,4% per i quali rimane inalterata, la maggioranza dei cittadini ( 45%) ritengono invece che, negli ultimi due anni, il livello sia peggiorato. Tale percentuale è più bassa per i residenti nel Nord-Est (35.4%) e nel Nord-Ovest (39,4%), mentre aumenta al Centro (49%) e raggiunge la quota più alta al Sud (52,8%). Il servizio sanitario della propria regione, inoltre, è considerato inadeguato dal 52% degli italiani (68,9% nel Mezzogiorno, 56,1% al Centro, 41,3% al Nord-Ovest e 32,8% al Nord-Est). Anche in questo caso la lunghezza delle liste d’attesa, le difficoltà del servizio pubblico e il moltiplicatore della forza d’attrazione della sanità a pagamento giocano un ruolo determinante nella percezione dei cittadini.

Capitolo polizze: più di 26 milioni di cittadini si dicono propensi a sottoscrivere una polizza sanitaria o ad aderire a un fondo sanitario integrativo. Il 57% degli italiani, inoltre, ritiene che chi può permettersi una polizza sanitaria o lavora in un settore in cui è disponibile la sanità integrativa, dovrebbe stipularla e aderire. Alla base di tale idea c’è anche la considerazione che si otterrebbero benefici liberando spazio nel pubblico.

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