Esclusa la responsabilità della Regione per i danni al veicolo investito da un cervo: il cartello di pericolo apposto in prossimità del luogo dell’incidente e le condizioni di buio, nebbia e pioggia avrebbero dovuto indurre la vittima ad essere più prudente

La vicenda

L’attore aveva dichiarato che mentre percorreva, alla guida della propria autovettura, una strada comunale, di sera e in condizioni di scarsa visibilità per il buio, la nebbia e la pioggia, un cervo adulto faceva irruzione sulla sua carreggiata, investendo la sua auto e provocando ingenti danni, quali la distruzione di tutta la parte anteriore con scoppio dei due airbag.

Il Tribunale di Belluno, dinanzi al quale l’odierno ricorrente aveva citato la Regione Veneto, per ottenerne in via principale la condanna al risarcimento dei danni, rigettava la domanda e lo condannava al pagamento delle spese di lite.

La Corte d’Appello di Venezia, investita del gravame, dichiarava inammissibile l’appello ex artt. 348 bis e 348 ter, comma 1, c.p.c. e condannava l’appellante, odierno ricorrente, al pagamento delle spese processuali.

Il ricorso per Cassazione

Quest’ultimo ha proposto, pertanto, ricorso ai giudici di legittimità lamentando la violazione o falsa applicazione di legge in relazione all’art. 2043 c.c. (art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. p. 17).

L’assunto cassatorio è stato il seguente: il Tribunale di Padova aveva errato nel ritenere che egli non avesse assolto l’onere di provare il comportamento colposo della Regione Veneto, ai sensi dell’art. 2043 c.c., perché, sulla Regione gravava l’obbligo di predisporre tutte le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrecassero danni a persone o a cose, ai sensi dell’art. 1 della L 11/02/1992, n. 157..

La sentenza impugnata aveva, inoltre, erroneamente ritenuto, che l’apposizione di un cartello di pericolo a 450 metri dal luogo teatro dell’incidente fosse misura sufficiente ed idonea per escludere una responsabilità colposa dell’Ente, non ravvisandosi un obbligo generalizzato di recinzione di tutti i perimetro boschivi a suo carico.

Tale conclusione – a giudizio del ricorrente – era errata, perché in una zona, come quella in cui si era verificato l’impatto, ove il numero di incidenti era così elevato, la predisposizione di una segnaletica di pericolo non avrebbe dovuto essere considerata misura idonea.

Il giudizio di legittimità

La Corte di Cassazione (Terza Sezione Civile, sentenza n. 50395/2019) ha rigettato il ricorso affermando che “Il tipo di comportamento esigibile volta per volta e in concreto da parte della Regione, si da dedurne la eventuale responsabilità sulla base dello scarto tra la condotta concreta e la condotta esigibile – quest’ultima individuata secondo i criteri della prevedibilità e della evitabilità e della mancata adozione di tutte le precauzioni idonee a mantenere entro l’alea normale il rischio connaturato al fenomeno dell’attraversamento stradale da parte della fauna selvatica – deve essere valutato secondo criteri di ragionevole esigibilità, tenendo conto che per imputare a titolo di colpa un evento dannoso non basta che esso sia prevedibile ma occorre anche che esso sia evitabile in quel determinato momento ed in quella particolare situazione con uno sforzo proporzionato alle capacità dell’agente”.

Difatti, è consolidato il principio di diritto secondo cui non è possibile riconoscere una responsabilità ex art. 2043 c.c. semplicemente sulla base della individuazione dell’ente cui la normativa affida in generale il compito di tutela della suddetta fauna occorrendo la puntuale allegazione, o quantomeno la specifica indicazione, il cui onere spetta all’attore danneggiato in base alle regole generali, di una condotta omissiva efficiente sul piano della presumibile sua ricollegabilità al danno ricevuto.

La decisione

Ebbene, nel caso in esame, il ricorrente non aveva provato che nelle descritte condizioni di scarsa visibilità a causa del buio, della pioggia e della nebbia, il cartello di pericolo che la Regione aveva apposto in prossimità del teatro dell’incidente non fosse misura sufficiente a prevenire il danno.

Al contrario, proprio le condizioni di tempo e di luogo indicate dal danneggiato, in aggiunta alla segnalazione di pericolo di attraversamento di animali selvatici avrebbero dovuto indurre la vittima ad adottare alla guida dell’auto un comportamento particolarmente prudente sufficiente, secondo un criterio di ragionevolezza, ad evitare l’impatto con l’animale.

Per queste ragioni, la Corte ha rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.

La redazione giuridica

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