Negato a un’automobilista il risarcimento dei danni subiti a seguito di un sinistro dovuto alla presenza di chiazze di olio sul manto stradale

Aveva convenuto in giudizio l’Ente provinciale al fine di sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti dal suo veicolo in seguito a un sinistro nel quale l’automobile perse il controllo per la presenza di chiazze di olio sul manto stradale. La Provincia si era costituita in giudizio deducendo l’impossibilità per la stessa di porre in essere attività idonee ad evitare lo stato di pericolo, evitabile da una condotta diligente dell’attrice.

Il Giudice di Pace aveva rigettato la domanda attorea sul presupposto che legittimato passivo dell’azione non fosse la Provincia ma il Comune dove ricadeva il tratto stradale luogo del sinistro.

Anche il Tribunale, in sede di appello, aveva riconosciuto la Provincia di Pescara soggetto responsabile del manto stradale in oggetto, pertanto legittimata passiva. Secondo il giudice di merito, l’evento dannoso si era verificato a causa della condotta di un soggetto terzo rimasto ignoto che aveva cagionato un fatto imprevedibile e inevitabile, quindi non conoscibile ed eliminabile dall’ente nell’immediatezza del fatto stesso. Pertanto, vi erano gli estremi per integrare il caso fortuito. Il Giudice non aveva ritenuto sussistente nemmeno la responsabilità della Provincia ex art. 2043 c.c. mancando la rimproverabilità dell’evento a titolo di colpa, stante l’anomalia e l’inevitabilità della presenza dell’olio del manto stradale.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, la danneggiata lamentava che il Tribunale avesse apoditticamente ritenuto sussistente il caso fortuito, non provato in alcun modo dalla Provincia, addivenendo a un giudizio disancorato dai principi probatori in materia di responsabilità ex art. 2051 c.c.

Gli Ermellini, tuttavia, con l’ordinanza n. 20296/2021, hanno ritenuto inammissibile il motivo del ricorso.

La Cassazione ha ricordato, infatti, che in tema di responsabilità ex art. 2051 c.c., mentre il danneggiato è tenuto a provare il nesso tra il danno e la cosa in custodia, quest’ultimo per liberarsi dalla responsabilità oggettiva è tenuto a provare il caso fortuito, inteso quale fattore esterno, imprevedibile e inevitabile. Tale forma di responsabilità si applica per i beni demaniali nelle specifiche ipotesi di insidie presenti sul manto stradale.

Secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, di cui all’art. 2051 c.c., opera anche per la p.a. in relazione ai beni demaniali, con riguardo, tuttavia, alla causa concreta del danno, rimanendo l’amministrazione liberata dalla medesima responsabilità ove dimostri che l’evento sia stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee create da terzi, non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione, ovvero da una situazione (nella specie, una macchia d’olio, presente sulla pavimentazione stradale, che aveva provocato la rovinosa caduta di un motociclista) la quale imponga di qualificare come fortuito il fattore di pericolo, avendo esso esplicato la sua potenzialità offensiva prima che fosse ragionevolmente esigibile l’intervento riparatore dell’ente custode.

Nel caso di specie il Tribunale aveva ritenuto, tramite una motivazione scevra di vizi giuridico-formali, sussistente il caso fortuito nel pieno rispetto dei principi probatori enunciati dalla Suprema Corte.

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