Il diritto di cui è titolare ciascun condomino di usare e godere delle cose di proprietà comune a suo piacimento trova limite nel pari diritto di uso e di godimento degli altri condomini

Deve risarcire il danno il condomino che lascia liberamente circolare il proprio cane per le aree comuni dell’edificio all’interno di un condominio, impedendo così agli altri condomini di usare e godere liberamente degli stessi spazi.

La vicenda

Avevano citato in giudizio gli abitanti di un appartamento all’interno del condominio per immissioni intollerabili. Si trattava di due coniugi, marito e moglie che erano soliti consentire ai propri cani di circolare nel cortile comune e lasciare la cancellata d’ingresso costantemente aperta in modo tale da consentire l’accesso ad animali selvatici o dei vicini.

Questi ultimi, ritualmente costituiti in giudizio, contestavano tutto quanto, asserendo di aver sempre tenuto i cani rinchiusi all’interno di un piccolo box recintato.

Ed invero, le testimonianze e le prove assunte in giudizio sembravano dare ragione ai ricorrenti.

Era emerso che i due coniugi avevano da sempre posseduto dei cani che lasciavano liberamente circolare nel cortile comune, sprovvisti di museruola.

Altri testimoni, avevano dichiarato che molto spesso i condomini erano costretti a vietare ai propri nipoti di giocare nel giardino, vista la presenza di escrementi ed urina, financo davanti all’ingresso delle loro abitazioni. Ed in effetti, l’odore sgradevole era percepibile a chiunque.

Ma non è tutto. Dalle testimonianze e dalle produzioni documentali (prevalentemente fotografie) era anche emerso che a ripulire il giardino dalle deiezioni dei cani e tenere la porta chiusa per evitare che entrassero animali, fossero gli stessi ricorrenti.

La decisione di primo grado

Il Tribunale di Parma, investito della vicenda in esame, ha premesso che “in tema di condominio negli edifici, il diritto di cui è titolare ciascun condomino di usare e godere delle cose di proprietà comune a suo piacimento trova limite nel pari diritto di uso e di godimento degli altri condomini. Pertanto, l’usare degli spazi comuni di un edificio in condominio facendovi circolare il proprio cane senza le cautele richieste dall’ordinario criterio di prudenza può costituire una limitazione non consentita del pari diritto che gli altri condomini hanno sui medesimi spazi, se risulti che la mancata adozione delle suddette cautele impedisce loro di usare e godere liberamente di tali spazi comune” (Cass. Sez. II, n. 14353/2000).

Nel caso di specie era evidente l’illegittima limitazione che i convenuti avevano imposto agli attori, consentendo ai propri cani di circolare liberamente nelle parti comuni; circostanza che aveva comportato loro svariati disagi, impedendogli di usare e godere liberamente del cortile comune.

Ebbene, poco importa – aggiunge il Tribunale – che si trattasse di due cani o di un solo cane, elemento su cui si era appuntata la difesa dei convenuti; doveva ritenersi integrata la fattispecie delle immissioni intollerabili, tenuto anche conto della entità delle esalazioni maleodoranti quali riferite dai testi abituali frequentatori della Casa degli attori, esalazioni peraltro imputabili senza alcun dubbio ai convenuti sotto il profilo della mancata adozione delle cautele idonee ad evitare disturbi e molestie ai vicini.

La redazione giuridica

 

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