La natura degenerativa delle lesioni, e la bilateralità delle stesse, confermano la sussistenza di nesso eziologico con l’attività lavorativa effettuata (Tribunale di Bergamo, Sez. Lavoro, Sentenza n. 399/2021 del 15/07/2021 RG n. 1750/2019)

Il ricorrente, premesso di avere lavorato come posatore dal 7.11.1990 al 31.5.1993, dall’1.1999 al 31.12.2005 come collaboratore familiare della ditta individuale del padre ed infine dall’1.1.2006 con il fratello nella società di cui era socio, riferisce di avere svolto mansioni che comportano la movimentazione manuale di carichi, nonché il mantenimento prolungato di posizioni accovacciate, deduce di avere contratto, a causa dell’attività lavorativa, una malattia professionale (meniscopatia e condropatia bilaterale in già operato di meniscectomia selettiva mediante recidiva) e di aver inutilmente richiesto all’Inail l’indennizzo con domanda del 22.11.2016.

L’Inail negava l’esistenza di nesso causale tra le patologie e la mansione svolta dal lavoratore.

Incardinato il giudizio, vengono svolte prove testimoniali e il lavoratore viene sottoposto a CTU Medico-Legale, il cui esito conferma la fondatezza della domanda.

I testi escussi hanno riferito che il ricorrente si occupava della posa in opera di pavimenti in PVC, di allestimenti fieristici e posizionamento di moquette, lavori che portavano a stare inginocchiati l’intero arco della giornata ed a sollevare materiale pesante, come rotoli di PVC, moquette, sacchi di cemento o bidoni di colla.

Successivamente il ricorrente è stato collaboratore nella ditta individuale del padre, per poi aprire, in società con il fratello altra società continuando a svolgere in entrambi i casi la stessa attività di posatore.

Ciò acclarato, il ricorrente è “portatore di meniscopatia e condropatia ginocchia bilaterale in già operato in meniscectomia selettiva mediale recidiva”, e il CTU ha evidenziato che per molti anni ha svolto attività lavorativa comportante una significativa esposizione a fattori di rischio da sovraccarico biomeccanico alle ginocchia, “mentre non sono state evidenziate in anamnesi altre cause in grado di indurre fenomeni di usura o sovraccarico in tali distretti”.

Il CTU ha ritenuto, dunque, “ la patologia causalmente correlata alla natura delle prestazioni lavorative, quantificando il danno biologico ad essa conseguente nella misura dell’8 %. La situazione clinica attuale ha determinato un danno biologico complessivo pari al 17% in conglobamento con il danno già riconosciuto dall’Inail nella misura del 10% per una pregressa patologia lombare”.

Il CTU non ha ritenuto vincolante quanto indicato nel DVR ed ha correttamente considerato come l’istruttoria abbia confermato lo svolgimento, per anni e sin da giovane età, di lavorazioni che implicavano il mantenimento della posizione inginocchiata per l’intero arco della giornata lavorativa.

Per tali ragioni il Tribunale concorda con il CTU , laddove, ricordando la natura degenerativa delle lesioni, la giovane età di insorgenza e la bilateralità delle stesse, ha confermato il giudizio circa la sussistenza di nesso eziologico con l’attività lavorativa effettuata.

Viene quindi affermato il diritto del lavoratore alla erogazione dell’indennizzo di cui all’art. 13 d.lgs. 38/00 per menomazione complessiva del 17% a decorrere dalla domanda in via amministrativa del 22.11.2016, con conseguente diritto al pagamento della prestazione dal 1.12.2016, con i relativi interessi dal 120° giorno successivo alla presentazione di quest’ultima domanda amministrativa e dedotto quanto già percepito dal ricorrente per effetto del danno biologico già riconosciutogli dall’Inail.

Il Tribunale di Bergamo, in funzione di Giudice del lavoro, dichiara il diritto alla erogazione dell’indennizzo di cui all’art. 13 d.lgs. 38/00 per menomazione complessiva del 17%; condanna l’Inail al pagamento nella misura di legge, dall’1.12.2016, con i relativi interessi dal 120° giorno successivo alla presentazione della domanda amministrativa e dedotto quanto già percepito dal ricorrente per effetto del danno biologico già riconosciutogli.

Spese di giudizio e di CTU poste integralmente a carico dell’Istituto soccombente.

Avv. Emanuela Foligno

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