Simulazione della separazione personale e intestazione fittizia di casa, auto e soldi alla moglie: confermato il provvedimento di sequestro per il reato di presunta evasione commesso dal coniuge indagato

Il Tribunale di Bergamo aveva confermato il rigetto della domanda di restituzione dei beni sequestrati (un appartamento, un box auto e un’automobile) all’appellante in funzione della confisca per equivalente del profitto del reato di indebita compensazione – pari ad 1.536.122.00 euro – commesso dal coniuge separato, quale amministratore di una s.r.l.

Il ricorso per Cassazione

Contro tale ordinanza la ricorrente ha proposto ricorso per cassazione lamentando l’erronea affermazione pronunciata dal Tribunale cautelare secondo cui i beni sequestrati, costituti da un immobile adibito ad abitazione, da una automobile BMW e dalle somma depositate sul conto corrente bancario ad essa intestato (su cui il coniuge era stato solamente delegato ad operare) sarebbero stati nella disponibilità di quest’ultimo, sottoposto ad indagini per presunta evasione.

A detta della difesa tale affermazione era fondata su una presunzione priva di riscontro, ossia che i due avrebbero simulato la separazione personale. Analoghe considerazioni erano state fatte in relazione a tutti e tre i beni sottoposti a sequestro.

Ma il ricorso è stato dichiarato inammissibile (Corte di Cassazione, sentenza n. 554/2020).

Nel caso in esame, il Tribunale di Bergamo aveva sottolineato analiticamente tutti gli elementi indicativi della disponibilità, anche da parte del coniuge indagato, dei beni solo formalmente intestati alla ricorrente e sottoposti a sequestro per equivalente.

In particolare aveva evidenziato che:

  • nel marzo del 2009 i due coniugi avevano costituito un fondo patrimoniale, cui era stato conferito l’immobile adibito ad abitazione familiare;
  • nell’aprile del 2012 era stata omologata la loro separazione personale, in concomitanza con le difficoltà finanziarie di altra società amministrata dal coniuge, dichiarata fallita nel mese di luglio dello stesso anno e in relazione al quale lo stesso doveva rispondere di reati fiscali e fallimentari;
  • i redditi della ricorrente, che fino al 2008 aveva lavorato part time con retribuzioni comprese tra i 10 mila e i 13 mila euro annui, risultavano insufficienti a consentirle l’acquisto della proprietà immobiliare destinata ad abitazione familiare;
  • dopo la separazione personale la donna aveva cominciato a lavorare alle dipendenze della società amministrata dal marito;
  • quest’ultimo risultava anche titolare dei contratti relativi alle utenze della abitazione familiare ed era inoltre, delegato ad operare sul conto corrente ad ella intestato, anche successivamente alla separazione personale della consorte;
  • lo stesso era, inoltre, stato visto più volte uscire dalla abitazione familiare alla guida dell’automobile BMW intestata alla moglie (sulla quale si trovava anche al momento dell’esecuzione del sequestro).

Le nozioni di detenzione e possesso

Da questo complesso di elementi il Tribunale, in accordo con il primo giudice, aveva ricavato, in modo logico, la disponibilità da parte dell’indagato dei beni sequestrati, benché formalmente e fittiziamente intestati alla ricorrente; ed aveva fornito adeguata motivazione senza operare alcuna indebita sovrapposizione delle nozioni di detenzione e possesso. La norma, infatti, nel fare riferimento al concetto di disponibilità, ritiene sufficiente l’esistenza di un potere di fatto sulla cosa, esercitabile anche mediante terzi, tale da consentite di ritenere che la stessa rientri nella sfera di interessi economici del reo (Terza Sezione, n. 4887/2018), cosicché tale potere può anche non avere l’estensione corrispondente al possesso, come definito dall’art. 1140, comma 1 c.c., “essendo sufficiente l’esistenza di un potere di fatto nel senso anzidetto, anche più limitato di quello spettante al possessore, giacché può anche non ricomprendere tutti i poteri e le facoltà a questi riservate, purché sussista un “potere” che consente di ritenere che la stessa rientri nella sfera di interessi del reo e che questi possa, anche tramite terzi, goderne e disporne”.

Per tutte queste ragioni il ricorso è stato respinto e confermata la pronuncia di merito.

La redazione giuridica

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