Per il reato di corruzione di minorenne, oltre all’esibizione diretta deve ritenersi comportamento rientrante nella norma anche l’esibizione sui social (nel caso WhatsApp) di materiale pornografico, senza contatto fisico

La vicenda

La Corte di appello di L’Aquila aveva confermato la condanna pronunciata dal giudice di primo grado a carico dell’imputato, relativamente al reato di corruzione di minorenne di cui all’art. 609 quinquies c.p., n. 2 e 3, art. 609 septies c.p., n. 2 e 3 e art. 61 c.p., n. 9.

L’accusa era quella di aver inviato ad un minore degli anni 14, video pornografici sulla sua utenza cellulare, inducendola a compiere atti sessuali; con le aggravanti di aver commesso il fatto abusando delle funzioni di incaricato di pubblico servizio ed in violazione dei doveri connessi all’esercizio della sua funzione di conducente del bussino scolastico che conduceva i bambini del circondario presso i vari istituti scolastici del circondario, e dunque, su una minore affidata per ragioni di vigilanza e cura.

Contro tale decisione l’imputato aveva presentato ricorso per Cassazione lamentando la violazione di legge (art. 609 quinquies c.p.). L’invio di materiale pornografico (con messaggistica WhatsApp) – a sua detta – non è previsto dalla norma che punisce solo il mostrare (far vedere direttamente) materiale pornografico alla minore.

Il messaggio, infatti, non risulta visibile direttamente ma deve attivarsi il destinatario per la sua visione.

Nell’imputazione si contestava il compimento di atti sessuali (a ritrarsi nuda) ma la norma prevede solo il far assistere una persona minore di anni quattordici al compimento di atti sessuali. Ed invero, nel caso in esame, la contestazione riguardava l’induzione della ragazza a ritrarsi nuda e a compiere atti di masturbazione, mentre la norma prevede solo “al fine di indurla a compiere o a subire atti sessuali”.

Ad avviso della difesa non era configurabile “il subire atti sessuali”, essendo mancato qualsiasi contatto o coartazione tra i due. Neanche sussisteva un’induzione, in quanto il ritrarsi nuda – a detta della difesa – non può configurare mostrare del materiale pornografico alla minore.

L’imputato aveva inoltre, denunciato la violazione dell’art. 42, 43 e 609 quinquies c.p., dal momento che per il reato contestato è richiesto il dolo specifico, mentre nel caso di specie, era stata la ragazza a richiedere l’invio del filmato pornografico e pertanto, nessuna induzione era stata commessa dal ricorrente.

La Corte di Cassazione (Terza Sezione Penale, sentenza n. 14210/2020) ha confermato la sentenza impugnata.

Invero, sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha già chiarito che per il reato di corruzione di minorenne oltre all’esibizione diretta deve ritenersi comportamento rientrante nella norma anche l’esibizione sui social (nel caso WhatsApp) al pari della configurabilità del reato di cui all’art. 609 quater c.p. nell’ipotesi di uso dei social, senza contatti fisici: “In tema di atti sessuali con minorenne, deve escludersi che le condotte poste in essere mediante comunicazione telematica presentino per il solo fatto di svolgersi in assenza di contatto fisico con la vittima connotazioni di minore lesività sulla sfera psichica del minore tali da rendere applicabile, in ogni caso, l’attenuante speciale prevista dall’art. 609 quater c.p., comma 4. Fattispecie in cui la Corte di Cassazione ha ritenuto corretto il mancato riconoscimento della circostanza attenuante in favore dell’imputato che, collegato via “webcam” con due bambine di 9 ed 11 anni, si era denudato e masturbato, ed aveva indotto le minori a fare altrettanto -” (Sez. 3, n. 16616 del 25/03/2015; Sez. 3, n. 12987 del 03/12/2008).

Del resto, l’ipotesi di reato dell’art. 609 quinquies c.p., comma 2, risulta residuale (“Salvo che il fatto costituisca più grave reato”) e i giudici di merito (peraltro senza motivo specifico sul punto di appello da parte dell’imputato) hanno ritenuto con accertamento in fatto insindacabile in sede di legittimità che l’ipotesi configurabile fosse la corruzione di minorenne e non il più grave reato di cui all’art. 609 quater c.p. (atti sessuali con minorenne), nella forma consumata o tentata, in relazione alle modalità dei fatti.

Il principio di diritto

È stato così affermato il seguente principio di diritto: “In tema di corruzione di minorenne, deve escludersi che le condotte poste in essere mediante comunicazione telematica presentino – per il solo fatto di svolgersi in assenza di contatto fisico con la vittima – modalità non ricomprese nella norma di cui all’art. 609 quinquies c.p., comma 2 poiché il far assistere alla minore di anni 14 al compimento di atti sessuali o il mostrare alla medesima materiale pornografico al fine di indurla a compiere o a subire atti sessuali non richiede necessariamente la presenza fisica essendo idonei anche le comunicazioni telematiche tra i due, così come per il reato ex art. 609 quater c.p.”.

Avv. Sabrina Caporale

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