Per l’accertamento del cd. danno micropermanente conseguente ad un incidente stradale, quale può essere la distorsione del rachide cervicale, è sufficiente l’indagine clinica effettuata dal medico-legale, senza dover ricorrere all’esame strumentale

Il danno micropermanente

Il Tribunale di Bologna aveva parzialmente accolto l’appello proposto dal danneggiato, liquidando il danno patrimoniale emergente relativo alle spese sostenute per cure mediche e confermando nel resto la sentenza di primo grado che aveva limitato il risarcimento del danno non patrimoniale al solo danno biologico da inabilità temporanea, non riconoscendo alcun postumo di natura permanente né il danno morale.

Il Tribunale aveva ritenuto applicabile, al caso di specie, l’art. 139, comma 2, del d.lgs. n. 209 del 2005, come modificato dall’art. 32, comma 3-ter del d.l. n. 1 del 2012, inseriti dalla legge di conversione n. 27 del 2012, nonché la disposizione del comma 3-quater del medesimo art. 32 del d.l. n. 1/2012 convertito in legge n. 27/2012, essendo richiesto per l’accertamento del “danno alla persona” – dunque non soltanto per l’accertamento della lesione personale- che lo stesso sia riscontrato “visivamente” o mediante indagine clinico-strumentale: sicché la conclusione del CTU secondo cui in base alla sola indagine clinica era apprezzabile un danno biologico permanente, determinato nella misura del 2-3%, esitato dal trauma distorsivo del rachide cervicale e dorsale non consentiva di liquidare alcun danno da invalidità micropermanente.

Il giudice dell’appello aveva, inoltre, rigettato la richiesta di liquidazione del danno morale, non essendo quest’ultimo risarcibile “in via automatica”, dovendo invece provarsi il patimento o il turbamento psichico provocati dall’illecito.

Contro tale pronuncia il danneggiato aveva proposto ricorso per Cassazione, lamentando l’errata valutazione compiuta dal giudice di merito.

Ebbene, la Corte di Cassazione (Terza Sezione Civile, ordinanza n. 9865/2020) ha in parte accolto il ricorso, riaffermando il seguente principio di diritto: “in tema di risarcimento del danno biologico da cd. micropermanente, ai sensi dell’art. 139, comma 2, del d.lgs. n. 209 del 2005, come modificato dall’art. 32, comma 3-ter, del d.l. n. 1 del 212, inserito dalla legge di conversione n. 27 del 2012 (ed incidentalmente anche nel testo modificato dalla legge n. 124/2017), la sussistenza dell’invalidità permanente non può essere esclusa per il solo fatto di non essere documentata da un referto strumentale per immagini, sulla base di un mero automatismo che ne vincoli il riconoscimento ad una verifica strumentale, ferma restando la necessità che l’accertamento della sussistenza delle lesione dell’integrità psico-fisica avvenga secondo criteri medico-legali rigorosi ed oggettivi (Cass. Sezione Terza, n. 1272/2018; Cass. Sezione Sesta, n. 22066/2018).

In sostanza, la norma richiama il medico-legale alla applicazione corretta dei criteri di indagine in funzione della verifica della esistenza di una invalidità biologica non emendabile derivata dalla lesione alla salute: il danno in questione o esiste o non esiste, rimanendo in conseguenza esclusa, ai fini dell’accertamento della invalidità biologica permanente, una valutazione di tipo meramente probabilistico.

Di tali principi di diritto non aveva fatto corretta applicazione il Tribunale di Bologna laddove aveva ritenuto la risarcibilità del danno da invalidità permanente vincolata esclusivamente al riscontro fornito da esami strumentali.

Per queste ragioni la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio, rimettendo al Giudice di merito il compito di accertare se dagli esami condotti dal medico-legale emergesse il riscontro obiettivo – alla stregua della corretta applicazione dei criteri medico-legali e degli elementi clinici emersi dalla documentazione ritualmente prodotta in giudizio – di una menomazione autonomo-funzionale inemendabile, derivata eziologicamente dalla distorsione del rachide cervicale.

I giudici della Suprema Corte hanno invece, confermato la decisione impugnata in punto di mancata liquidazione del danno morale, stante l’assenza di prova dell’an. Il giudice dell’appello aveva, in tal caso, fatto corretta applicazione di principi di diritto più volte espressi dalla giurisprudenza di legittimità, non essendo consentito alcun automatismo tra riconoscimento della invalidità biologica e riconoscimento del danno cd. morale.

Avv. Sabrina Caporale

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

LESIONI LIEVI: ANCHE PER IL COLPO DI FRUSTA E’ NECESSARIO IL REFERTO DIAGNOSTICO

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui